Reflex o Smartphone?

Sapresti riconoscere sul web il mezzo con cui è stata fatta una foto? Ho lanciato una sorta di sfida sulla mia pagina Facebook in cui chiedevo di indovinare con che attrezzatura avevo scattato una foto. Ho ricevuto diverse risposte sui commenti e in privato nelle quali si ipotizzavano diversi tipi di fotocamera, dalla reflex allo smartphone passando per le mirrorless.

In questo articolo voglio lanciare una piccola provocazione che aiuti a capire che a seconda del mezzo in cui vengono riprodotte le foto è quasi impossibile stabilire una differenza di qualità della fotocamera utilizzata nel momento in cui il fotografo conosce la tecnica. Questo messaggio rafforza il concetto che acquistare una Nikon D850 non ti renderà un fotografo migliore.

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Oggi la qualità degli smartphone ha raggiunto livelli impressionanti sicuramente non alla pari di fotocamere con sensori e tecnologie più avanzate per i quali chiaramente non c’è il limite di spazio che ha uno smartphone, tuttavia sufficienti per mezzi di riproduzione come lo schermo di un computer o di un altro smartphone.

La foto in questione infatti è stata scattata con uno smartphone di fascia medio bassa con l’aiuto di alcuni accessori e accortezze. In particolare ho usato una lente macro grandangolare posta sopra l’obiettivo della fotocamera e ho fatto attenzione alla luce e alla direzione da cui essa proveniva oltre che ai toni e ai colori che sarebbero stati presenti all’interno della foto, per poter avere un risultato che generalmente sarebbe stato impossibile senza l’ausilio di processi software.

Infatti, con un semplice smartphone e senza usare sistemi che “barano” come la ricostruzione della sfocatura fatta grazie ai sistemi multilente, ottenere questo tipo di profondità di campo è piuttosto difficile. Gli smartphone hanno alcuni vincoli fisici che limitano la possibilità di avere naturalmente un buon bokeh: lunghezza focale fissa e grandangolare, apertura del diaframma fissa e distanza minima di messa a fuoco buona ma non sufficiente a bilanciare gli altri due.

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L’uso del macro mi ha permesso di avvicinarmi a meno di 2 cm dalla conchiglia, riducendo così drasticamente la profondità di campo e creando l’effetto da “non smartphone”.

Per aggiungere la “poesia” tipica di uno scatto professionale ho usato la strategia di illuminazione da dietro (backlit) usando il retro argentati del telefono stesso come riflettore per recuperare gamma dinamica e dare luce al soggetto. La post produzione è interamente svolta con Snapseed.

Per rispondere a chi ha provato a indovinare, gli elementi che potevano suggerire l’uso di uno smartphone, c’era sicuramente la qualità del bokeh e del riflesso, ma probabilmente poco altro. Diversamente, l’uso di una lente aggiuntiva e la profondità di campo ridotta potevano ingannare e far pensare a una fotocamera con obiettivi intercambiabili.

Quello che voglio dire è che se si conosce la tecnica giusta, si possono ottenere dei risultati che il più delle volte, quasi tutte se si parla di web e mobile, non saranno distinguibili da quelli che si sarebbero raggiunti con una fotocamera più avanzata, il cui file viene ridotto e compresso dalle piattaforme che li ospitano e mostrato su dispositivi capaci di risoluzione inferiori ai 10 megapixel.

In sostanza, come dico sempre, non importa cosa hai in tasca, esci e scatta!

Buona luce!

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