High Speed Sync: cosa è e come si usa

L’uso del flash è molto meno banale di quanto si pensi. Se è vero che ormai la maggior parte delle fotocamere, smartphone inclusi, sono in grado di regolare l’intensità e addirittura in alcuni casi la temperatura di colore del flash stesso, è altrettanto vero che quando si comincia a fare sul serio si capisce che usare un flash nel modo giusto significa capire a fondo come funziona la luce. I vari lampeggiatori, sia portatili che da studio, sono infatti il mezzo più potente che ha un fotografo per controllare la luce e di conseguenza “dipingere” la sua scena.

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I flash hanno diverse modalità di utilizzo, ma in questo articolo vorrei parlare in particolare della modalità chiamata HSS, cioè high speed sync, che in italiano si può tradurre come sincronizzazione ad alta velocità. Giocando un po’ con la propria reflex ci si sarà accorti che se si utilizza il flash, specialmente quello integrato nella fotocamera, non si riesce ad andare, con il tempo di esposizione, al di sotto di 1/200, 1/250 o al massimo 1/320 di secondo. Inoltre, facendo qualche tentativo, magari per fotografare un centometrista nel momento dell’arrivo e congelare lo scatto, lavorando in modalità manuale e usando dei lampeggiatori esterni, sarà sicuramente capitato di avere uno strano effetto di una banda scura come quella mostrata dalla foto in alto.

La banda scura è dovuta alla mancata (o meglio errata) sincronizzazione tra tendina dell’otturatore e lampo del flash. Perché accade ciò? Per rispondere a questa domanda bisogna fare un piccolo presupposto che non è ovvio alla maggior parte delle persone: il lampo del flash, generalmente, è sempre molto più rapido e corto (in termini di tempo) del tempo di esposizione più basso che possa avere la fotocamera reflex. Riflettendo su questa affermazione, allora è legittimo chiedersi come mai la reflex non riesca a usare il flash al di sotto di un valore molto alto come 1/250 di secondo. La risposta sta proprio nella rapidità con cui flash emette il lampo e nella sua brevissima durata. Infatti, il tempo minimo di sincronizzazione di una reflex è il limite di tempo in cui il sensore rimane completamente scoperto ed esposto alla luce. In realtà, le reflex hanno due tendine che possono coprire il sensore e si inseguono una dietro l’altra. Per capire come funziona lo scatto di una reflex si può immaginare una finestra con due tende che possano scorrere lateralmente fino a coprire, ciascuna delle due, l’intera finestra. Quando la reflex non sta scattando, la prima tenda copre interamente la finestra. Quando si preme il pulsante di scatto, ciò che avviene è che la prima tenda comincia a spostarsi facendo sì che la luce cominci a colpire il sensore. Come è possibile intuire, se non ci fosse la seconda tenda, per richiudere il sensore, la prima dovrebbe tornare indietro dopo aver scoperto l’intera finestra e questo significherebbe che una parte del sensore sarebbe stato esposto per più tempo rispetto al resto.

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Ed è proprio qui che entra in gioco la seconda tendina. Il vero scatto funziona infatti in questo modo: supponiamo che si stia scattando a 1/200 di secondo. Ciò significa che nell’esatto istante in cui la prima tenda inizia a scorrere in una direzione si inizia a contare il tempo di esposizione e una volta raggiunto, la seconda tenda insegue la prima, coprendo quindi le parti che sono state già esposte per il tempo necessario. Ritornando alla premessa precedente, se una fotocamera indica come minimo tempo di sincronizzazione del flash 1/200 di secondo, allora significa che la prima tenda sarà abbastanza veloce da scoprire il sensore interamente prima che la seconda inizi a ricoprirlo e che riducendo anche di poco il tempo, allora il sensore non sarà mai del tutto scoperto.

Cattura

Entro il limite del tempo di sincronizzazione

Unendo le due premesse è possibile intuire che se il sensore, al di sotto di un certo tempo, non è mai del tutto scoperto ed essendo il flash molto rapido e breve, allora ciò che accadrà sarà che una parte del sensore verrà  impressionata dala sola luce ambientale, mentre la restante, cioè quella corrispondente alla porzione di sensore scoperto nel momento del lampo, sarà invece illuminata dal flash, creando l’effetto della foto in alto.

Cattura

Sotto il limite del tempo di sincronizzazione

Per ovviare a questo problema le soluzioni sono solo due: o si modificano le impostazioni per fare in modo che l’esposizione corretta sia ottenuta con il tempo di sincronizzazione oppure si usa un flash capace della modalità HSS. La foto in alto è stata ottenuta usando una Nikon D750, dei trigger e un Nikon SB700 usato esternamente, con le impostazioni seguenti: ISO 200, 1/400s e f/2.8. Le foto sotto sono state ottenuta, la prima con ISO 100, 1/200s e f/2.8 mentre la seconda usando il flash collegato alla fotocamera (senza trigger) e usando HSS, con ISO 100, 1/4000s e f/2.8.

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Ma a cosa serve questa modalità? Sicuramente il requisito è quello di utilizzare un flash quando si ha vuole usare un tempo di esposizione molto basso. L’errore più comune è quello di pensare che si possa usare questa modalità per congelare l’azione e “superare” la potenza della luce del sole. In realtà questo è molto improbabile.

Infatti, per congelare il movimento, qualora il flash sia l’unica luce presente nella scena o comunque sia la luce dominante rispetto alla luce ambiente, sarà proprio il lampo del flash il nostro tempo di esposizione e sarà di gran lunga inferiore a quello della fotocamera. Provare per credere, provate questo esperimento: posizionate la fotocamera su di un treppiedi in modalità manuale ed effettuate uno scatto in una stanza in cui ci sia la luce accesa, usando un tempo di esposizione di un secondo e usando un soggetto che si muova, per esempio un orologio a pendolo, una persona che saltelli o qualunque altra cosa buona per lo scopo. Noterete che il soggetto nella foto sarà estremamente mosso. Ora, senza cambiare nessuna impostazione, spegnete la luce, quindi rimanendo al buio, iniziate lo scatto ed utilizzate un lampo di un flash per scattare. Vi accorgerete che il soggetto sarà del tutto immobile.

Il movimento, infatti, è funzione del tempo di esposizione solo per la componente di luce ambiente (quella continua). Da questa affermazione deriva quindi il primo e più comune utilizzo della modalità HSS: si sta scattando in condizioni di luce molto intensa e si vuole congelare l’azione, per esempio il centometrista che taglia il traguardo. In tal caso si potrà utilizzare la modalità HSS in combinazione con il “rear sync”, cioè flash che scatta alla fine, per dare un tocco di definizione al soggetto. Un altro caso di utilizzo è quando si ha bisogno di un fill flash, cioè una luce di riempimento, e si ha la necessità di utilizzare un’apertura del diaframma molto ampia, sempre in condizioni di luce intensa, per esempio durante un ritratto in pieno giorno. In quel caso, se non si dispone di un filtro ND, l’unica soluzione è quella di utilizzare la modalità ad alta velocità.

L’impostazione di questa modalità di solito è qualcosa che si fa sulla fotocamera che si occupa poi di comunicarlo al flash. Ovviamente il flash deve essere in grado di supportare questa modalità poiché cambierà radicalmente il modo in cui esso effettua il lampo. Nella modalità HSS, infatti, il flash sostanzialmente “rallenta” per fare in modo che ci siano dei lampi durante tutto il tragitto delle due tendine, assicurandosi che tutto il sensore venga colpito. Per garantire ciò, quello che fanno i flash è, di solito, effettuare moltissimi lampi a bassa potenza anziché un singolo lampo alla potenza impostata. In questo modo la quantità di luce emessa sarà sostanzialmente la stessa per il sensore, ma sarà stata distribuita su tutti i suoi pixel. Ogni fotocamera ha la sua voce di menu per impostare questa modalità. Per esempio, nelle Nikon, basta andare nelle impostazioni generali alla voce “bracketing e flash” e andare a cercare la voce che permette di modificare il tempo di sincronizzazione, spostando il valore selezionato ad Auto FP seguito dal tempo minimo richiesto. Una volta impostata questa modalità, la fotocamera cercherà sempre di comunicare al flash di utilizzare la modalità corretta in caso di tempo di esposizione molto corto. La prova che la modalità sia attiva sarà che, mentre prima una volta collegato il flash non risultava possibile andare sotto il limite del tempo di sincronizzazione (e.g. 1/200s), dopo aver modificato l’impostazione si potrà andare fino al tempo minimo di scatto, come per esempio 1/4000 di secondo per la Nikon D750.

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