TFCD e TFP: cosa sono e come prepararne uno

26/09/2014 Business, Tutorials

Country Girl

AGGIORNAMENTO: Scopri la mia mini guida completa al TF* qui.

Quando ci si appassiona di ritrattistica o di fotografia per la moda o per il tappeto rosso, si comincia a sentir parlare di queste due sigle: TFCD e TFP. In questo mini-tutorial cercherò di spiegare cosa sono e come si organizzano, analizzando le varie fasi e fornendo una lista di suggerimenti per chi fotografa e anche per chi si fa fotografare.

Cosa significa TF* e che cosa è

Innanzi tutto, le sigle stanno per “Time For Print” o “Time For CD” e rappresentano dei servizi fotografici a tutti gli effetti con un taglio professionale, non retribuito o al massimo con soli rimborsi di piccole spese. Il termine sarebbe generico per qualunque genere fotografico, tuttavia si è diffuso ampiamente per quello che riguarda i servizi fotografici fatti con modelli e modelle. Il nome inglese significa, tradotto letteralmente, “tempo in cambio delle stampe” o “tempo in cambio del CD”, e stanno a indicare il fatto che il fotografo e il modello effettuano un mutuo scambio in cui anziché utilizzare la moneta si usano tempo e risultato del servizio fotografico. Ai tempi della pellicola era frequente che si fornissero le stampe, pertanto si chiamava TFP, oggi è più comune che si forniscano le foto in digitale per cui si usa il termine TFCD, TFD (Time For Digital) o TFDVD (Time for DVD).

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Un TF* (metto * per indicare tutti i possibili supporti su cui vengano fornite le foto) è insitamente uno scambio con mutuo vantaggio privo di transazioni pecuniarie, che non richiede partita iva o altre forme di fatturazione e di natura non professionale da un punto di vista fiscale. Tuttavia un servizio fotografico di questo tipo tenta di conservare intatti tutti gli altri aspetti di professionalità e serietà che ci sono in un normale lavoro. La principale differenza tra un TF* e un servizio pagato è che il TF* viene fatto per un mutuo vantaggio sia di chi fotografa che di chi viene fotografato e di solito i risultati vengono condivisi con pari diritti di utilizzo o comunque ne viene bilanciato il valore.

Un TF*, pertanto, richiede lo stesso tempo, impegno e flusso di lavoro di un servizio fotografico professionale e ciò significa che non è qualcosa che si fa “giusto per passarsi il tempo”, a meno che non si voglia trascorrere un po’ di tempo a “lavorare gratis”. Chiamare TF* una sessione fotografica fatta tra amici, senza post produzione né un obiettivo da raggiungere è un po’ una storpiatura e sarebbe un po’ come chiamare “gran premio” una gara di mountain bike tra amici.

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Entrando nell’ambito di cosa NON è un TF*, basta pensare alle situazioni che normalmente richiederebbero un pagamento. Una modella che chiede a un fotografo, il quale non ha bisogno di allargare il suo portfolio, di scattare delle foto, e poi aggiunge che vorrebbe farlo in TF*, sta in realtà chiedendo un lavoro gratis. Allo stesso modo, un fotografo che chiede a una modella che non ha bisogno di un portfolio, di posare in TF*, sta solo chiedendole di regalargli la sua immagine. Non c’è differenza tra questo e il classico (e da sempre dibattuto con lamentele spesso veementi) tema del negoziante o della rivista che chiede le foto a un fotografo “così gli da visibilità”. Se non c’è il mutuo vantaggio bilanciato tra le due parti, si tratta di sfruttamento, non di TF*.

A cosa serve il TF* e chi lo organizza

I TF* servono, sia a chi fotografa che a chi fa da soggetto, principalmente per ampliare o rinnovare il proprio portfolio ma può essere utile anche per studiare e imparare a utilizzare l’attrezzatura da studio, nuovi obiettivi, nuovi setup di luce e così via, le pose e le espressioni, colori e trucchi e così via. Generalmente il TF* viene condotto dal fotografo ma ad organizzare potrebbe essere una persona qualunque tra quelle coinvolte, quindi potrebbe essere anche una modella che vuole realizzare un particolare tipo di book ed è disposta a fare da “cavia” per un fotografo in vena di sperimentazione, oppure potrebbe essere organizzato da una MUA (Make Up Artist) per provare delle nuove esplorazioni artistiche di un particolare trucco. Il TF* può anche servire per avere visibilità: per esempio una modella potrebbe farsi fotografare in TF* da un fotografo affermato giusto per apparire nel suo portfolio. Lo stesso potrebbe fare un fotografo esordiente per una modella già conosciuta nei giri della moda.

Chi ha il diritto di utilizzo delle foto?

La risposta a questa domanda è dipende. In generale ci si accorda e si decide quali utilizzare e quali no. Normalmente si ha pari diritto di utilizzo delle foto ma è importante che tutte le parti abbiano l’opzione di escludere la pubblicazione di una foto. Questo è fondamentale perché è se una modella fosse venuta male in una foto e il fotografo decidesse di pubblicare la foto, questo potrebbe essere un danno più che un vantaggio per la modella. Allo stesso modo, se la modella riuscisse a venire in possesso di foto non tecnicamente buone e le pubblicasse, questo sarebbe un danno per il fotografo. In generale ci si accorda prima e si decide quante foto si potranno utilizzare per ciascun portfolio. Si può decidere di usare foto diverse o di avere accesso alle stesse foto, tuttavia normalmente lo si fa in accordo. Ovviamente questo vale per tutte le persone coinvolte. Se per esempio, oltre a fotografi e modelli, ci fossero anche dei MUA, anche loro avrebbero diritto di contrattare su quello che sarebbe il risultato finale. Se il TF* si realizza tra persone fidate, ci si può anche accordare verbalmente o a posteriori, ma in generale è meglio avere ben chiare le idee e gli obiettivi fin dall’inizio.

Come si entra nel giro dei TF*?

In realtà entrare nel giro dei TF* è molto semplice, tuttavia non si può iniziare da “inesperti”. Esistono moltissimi gruppi sui social network e siti dedicati, dove è possibile contattare modelli, fotografi e truccatori per proporsi o per proporre uno shooting. Ovviamente è necessario mostrare qualcosa che mostri quale vantaggio ne tragga l’altra parte. Se non abbiamo un portfolio, neppure su facebook o su flickr, difficilmente una modella accetterà di farsi fotografare. Per entrare nel giro, quindi, sembra banale dirlo, ma bisogna fotografare tanto e mostrare il meglio. Iniziare a fotografare con modelle principianti che siano disposte a studiare e crescere insieme è sicuramente un buon modo. In secondo luogo, frequentare persone che fanno TF* e gruppi sui social network in maniera attiva, questo aiuta sia ad imparare molto su questo tipo di servizi, sia a trovare persone disposte a collaborare. Una volta nel giro e con un buon portfolio, si comincerà ad essere contattati (sia fotografi che mua e modelli) direttamente e qualche volta (a seconda di quanto tempo ci si dedica) anche per lavori pagati.

Come si organizza un TF*

Il TF* è composto fondamentalmente da tre parti:

1) Pianificazione

Durante questa fase, che è meglio iniziare quanto prima (e non c’è un troppo presto, può anche essere un mese), è necessario stabilire quale sia l’obiettivo del TF*, per esempio ampliare il portfolio con un tema specifico, studiare un’emozione o un sentimento, realizzare un book con dei colori o delle ambientazioni specifiche e così via. Stabilire l’obiettivo servirà quindi per pianificare la logistica, per esempio trovare un campo fiorito o una fabbrica dismessa. Quando questi dettagli saranno stati stabiliti, si potrà cominciare a cercare il collaboratore (fotografo o modello che sia). Bisogna essere pronti a cambiare anche quasi totalmente i propri piani poiché, trattandosi di un TF*, anche gli altri collaboratori potrebbero voler esplorare tecniche, ambientazioni, colori e così via e quindi bisognerà accordarsi. Proprio per questo motivo è importante pianificare molto in anticipo e parlarsi il più possibile.

In questa fase è importante che il fotografo faccia una pianificazione degli scatti che vuole realizzare, trovando delle foto simili o creando dei bozzetti con cui spiegare le sue idee ai modelli e ai MUA. Questo renderà molto più fluido il lavoro di realizzazione e minimizzerà le correzioni in post produzione.

I modelli, a loro volta, devono essere disponibili a mostrare le loro idee, facendosi delle foto anche di bassa qualità, ma che diano l’idea degli abiti, dell’ambientazione e della forma artistica che vogliono esprimere. Se il TF* è condotto dal fotografo o non si vuole spendere tempo nello studio delle idee, sarà comunque utilissimo condividere gli outfit che si intende utilizzare con il fotografo con un certo anticipo. In questo modo sarà possibile evitare di trovarsi il giorno dello shooting con dei colori che non vanno assolutamente bene per gli sfondi o le luci, con degli accessori fuori luogo o dei pezzi mancanti.

La pianificazione è anche la fase in cui si stabilisce quale dovrà essere il risultato, chi potrà pubblicare cosa ed eventuali rimborsi di spese. Tutte queste cose vanno stabilite prima e messe nero su bianco se necessario.

2) Realizzazione

La realizzazione è la fase sicuramente più importante in cui, a prescindere dalla pianificazione, si improvviserà tanto e ci si troverà a fronteggiare difficoltà e idee impreviste. In ogni caso è importante rispettare i tempi, quindi arrivare puntuali e arrivare in piena forma. Quindi evitare il giorno prima di prendersi una sbornia o di far tardi, mangiare leggero (ma non troppo da avere fame) e portarsi sempre qualche piccolo snack con cui rifocillarsi nelle pause e preparare  il giorno prima tutto quanto servirà per lo shooting. Difficilmente infatti il fotografo avrà quell’eyeliner che vi serivva ed è veramente poco probabile che la modella abbia un trigger per flash casualmente nella borsa.

Se non ci si conosce, è utile sicuramente vedersi un po’ prima dell’ora dello shooting per prendersi un caffé e parlare, in modo da entrare un minimo in sintonia. Iniziare con degli scatti “leggeri” può aiutare a sciogliersi un po’, ma è importante stabilire quanto prima possibile la relazione tra fotografo e fotografato, in modo da capire i limiti e i comportamenti che possono influire sul risultato, mettendo a proprio agio o imbarazzando il collaboratore. Ovviamente la prima cosa da fare è sbrigare le parti burocratiche, cioè firmare liberatorie e pagare eventuali rimborsi spese.

Se il lavoro prevede molti cambi, fate in modo di avere una zona abbastanza confortevole e riservata dove modelli e modelle possano prendersi i loro spazi e sentirsi al sicuro da occhi indiscreti e dove possano eventualmente fare esercizi di preparazione. Cercate di avere sempre uno specchio e dell’acqua a portata di mano.

La realizzazione deve coinvolgere solo le persone concordate. Non portate quindi assistenti o altre persone curiose se non prima concordato con chi dovrà essere fotografato. Tra l’altro, farlo non andrà a vostro vantaggio perché potreste mettere in imbarazzo il soggetto e quindi avere delle foto di qualità inferiore. I modelli e le modelle, invece, non dovrebbero mai andare da soli ma nemmeno con una carovana al seguito. Infatti è importante avere qualcuno che possa aiutare a sistemare vestiti e trucco che da soli potrebbero essere complessi da gestire. Un appoggio morale è sempre utile e inoltre, soprattutto quando si lavora con degli sconosciuti, è sempre bene non essere da soli.

Poiché si tratta di foto normalmente di studio o di portfolio, non risparmiate sul numero di scatti. Uno dei vantaggi del digitale è proprio questo, quindi approfittatene per scattare molto più di quanto fareste in un lavoro retribuito poiché vi servirà a studiare la tecnica e gli errori, e la modella potrà valutare come apparire fotogenica e al meglio anche in una condizione di “raffica” di foto (come credete che facciano le modelle in passerella o sul tappeto rosso?)

3) Post-produzione

La post produzione può essere concordata e in realtà potrebbe anche essere opzionale. Se per esempio il TF* è stato chiesto da una modella e il fotografo ha accettato perché vuole aggiungere foto d’archivio da usare magari un domani come portfolio, allora si potrebbero fornire delle elaboraizoni grezze. In questi casi, tuttavia, la modella potrebbe chiedere di avere anche delle copie dei file RAW, da far post-produrre da qualcun altro. Per questo motivo normalmente la post produzione viene inclusa sempre o viene esplicitamente concordato che sarà un mero sviluppo tecnico canonico senza particolari interpretazioni o elaborazioni da parte del fotografo. Può sempre essere un’opzione di effettuare della post-produzione su richiesta per una selezione specifica di foto, nonostante vengano fornite una lista di jpeg.

In uno shooting di questo tipo, la post-produzione include solitamente almeno:

  • Sviluppo con correzione dell’esposizione, ombre e luci
  • Rimozione dettagli di disturbo (e.g. impronte sulla parte bassa del fondale, elementi che appaiono sullo sfondo o sui bordi)
  • Cropping delle foto per correggere eventuali problemi di composizione

Inoltre è normalmente molto utile occuparsi anche dei seguenti aspetti:

  • Regolazioni su curve e colori
  • Rimozione piccole imperfezioni (eh si… anche se la modella è bellissima, tutte hanno piccole imperfezioni che i sensori di oggi rilevano pienamente) come capelli sulla fronte, piccoli brufoli, etc
  • Elaborazioni particolari (e.g. viraggi in bianco e nero)

 

E la liberatoria?

Ancora una volta, fidarsi è bene manon fidarsi è meglio. Se si scatta con persone di fiducia allora si può stare generalmente tranquilli. Se si fanno dei lavori in TF* con delle persone che non si conoscono, si dovrebbe sempre e comunque avere una liberatoria da parte di chi viene fotografato, che dimostri che si è stati esplicitamente autorizzati a pubblicare quelle foto o a usarle per il proprio portfolio. Ovviamente se non si ha intenzione di pubblicare le foto ma si fa un TF* di solo studio personale, allora la liberatoria non serve. Tenete conto che, nonostante la liberatoria, bisogna sempre essere pronti a rimuovere le foto dal proprio portfolio su richiesta del modello o della modella, perché esistono diversi cavilli legali per cui la liberatoria possa decadere e in generale è sempre meglio evitare di entrare in questo tipo di conflitti. Rimane comunque possibile, anche dopo aver tolto le foto dall’ambito pubblico, utilizzare le foto per visioni personali, ossia ristrette a una limitata e controllata cerchia, come descritto qui.

Suggerimenti finali

Infine ecco una lista di cose da tenere a mente quando si fa un TF*:

Per chi fotografa:

  • Il TF* non si limita ai soli scatti. Esso include pianificazione, idee, coordinamento di persone e tanta post produzione
  • L’attrezzatura coinvolta dovrà essere la stessa di quella che useremmo in un servizio professionale. Non sarà retribuito ma è sempre un “lavoro” da cui si guadagna qualcosa che non è fatto di soldi
  • Affrontare sempre un TF* con umiltà a prescindere dalle proprie competenze e dalle possibili incompetenze di chi partecipa. Sono tutti li per imparare e se non fossi tu il più bravo non ti piacerebbe essere trattato come un incompetente.
  • Pianificare, pianificare e pianificare. L’improvvisazione ci sarà sempre, quindi è meglio focalizzarsi su quello che si vuole ottenere senza pensare che la sola “creatività del momento” farà sì che il servizio vada bene
  • Non concentrarsi su se stessi, ma studiare quello che dovrà essere anche il lavoro dall’altra parte, quindi pose, trucco abiti, colori, etc
  • Divertirsi. Non essendo un lavoro è la migliore occasione per affrontare la fotografia con la leggerezza di chi si diverte e senza la pressione di un lavoro.
  • Non avere fretta. Certe volte è inevitabile ma avere troppa fretta farà sì che perdiate solo troppo tempo (per esempio dimenticarsi di un dettaglio sul set potrebbe implicare molto tempo in più in post produzione)
  • Ricordarsi che non basta avere una super modella perché le foto siano belle.

Per chi viene fotografato:

  • Entrare nel “mood”. Fare uno shooting significa interpretare personaggi, emozioni, sentimenti e così via. A meno che non ci si chiami Venere, per ottenere buone foto, non dipende tutto dal fotografo.
  • Esercitarsi per almeno un paio di giorni prima dello shooting: mettersi davanti allo specchio e provare le pose, i vestiti e le espressioni facciali. 10 minuti al giorno aiuteranno a prendere fiducia in se stessi e a essere più naturali di fronte all’obiettivo
  • Imparare a conoscere il proprio corpo e il proprio volto. Aspettatevi che il fotografo vi chieda qual è il vostro lato preferito, se preferite foto in piedi, seduti, sdraiati, con che vestiti e su che genere. Le foto sono un gioco di squadra e non basta essere belli o che il fotografo sia tecnicamente bravissimo. Conoscere i propri punti di forza aiuterà il fotografo a tirare fuori il meglio di voi.
  • Informarsi sui trucchi delle pose guardando filmati e tutorial su youtube, vimeo e compagnia bella. Posare è più difficile di quanto sembri e riuscire a non avere la stessa espressione facciale per due ore non è per nulla facile.
  • Divertirsi. Non è un lavoro, si sta imparando e non c’è pressione. Questo vale anche e soprattutto per i modelli.
  • Ricordarsi che non basta che il fotografo sia un genio per delle belle foto, ma che non è neppure necessario essere Venere o Narciso. La bellezza è in tutti e lavorando bene con chi ha occhio si possono sempre fare delle foto bellissime e di grande impatto.

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