Rear Flash: foto con le scie di luce

Flaming FingerUsare il flash sembra facile agli occhi degli inesperti. Ciò succede, probabilmente, perché la funzione più semplice, cioè illuminare la scena, è intuitiva mentre la fisica, la tecnica e la tecnologia che ci stanno dietro lo sono molto meno. Mi è capitato spessissimo di vedere persone che scattano foto da distanze esorbitanti usando il piccolo flash incorporato, convinti che il risultato sia ottenuto grazie a quel piccolo lampo (e.g. gente che va alle partite di calcio e cerca di fotografare i calciatori illuminandoli con il suo “pop-up”). In realtà, usare il flash è molto più difficile di quanto sembri e anche questo accessorio ha, come le macchine fotografiche, modalità automatiche e manuali.

Qualche tempo fa, un amico mi ha chiesto come poteva realizzare la foto del proprio bambino sull’altalena, facendo in modo che si intravedesse il mosso ma tenendo il bambino perfettamente a fuoco nel momento di massima elevazione. La risposta è semplice: usando il flash e in particolare la modalità nota come “rear curtain”.

Per spiegare cosa sia questa modalità e come si usi, è necessario fare una piccola premessa sul funzionamento di base dell’otturatore e di come il flash influisca sulla scena. Partendo dalla base, suddividiamo il problema in due parti e mettiamole insieme in un solo scatto:

  1. Come si ottiene un’immagine perfettamente nitida di un soggetto in movimento?
  2. Come si ottengono delle scie “effetto mosso”?

Per risolvere il primo problema bisogna innanzitutto fare in modo che la fotocamera metta perfettamente a fuoco il soggetto. Questo si può ottenere in due modi: utilizzando la modalità di messa a fuoco continua e seguendo il soggetto durante il movimento (in questo caso la bontà della messa a fuoco dipende dalle caratteristiche della macchina fotografica), oppure mettendo a fuoco prima sulla zona dove ci si aspetta che il soggetto arriverà e bloccando il fuoco in quella posizione (per esempio spostandolo in modalità manuale). Alcuni potrebbero pensare alla tecnica del “panning”, cioè seguire il soggetto e utilizzare quindi un tempo di scatto abbastanza corto, tuttavia questo non andrebbe d’accordo con la parte in cui vogliamo delle scie effetto mosso.

La seconda cosa fondamentale per ottenere un soggetto nitido anche se in movimento è l’uso di un tempo di esposizione molto corto. Tanto più corto sarà il tempo di esposizione, tanto maggiore sarà l’effetto di “congelamento” del soggetto. Anche questo può essere ottenuto in due modi: il primo è ovvio, cioè diminuendo il tempo di esposizione in cui l’otturatore rimane aperto. Purtroppo questo primo metodo, ancora una volta, non va d’accordo con l’ottenere delle scie luminose, infatti per poter ottenere l’effetto mosso è necessario che l’otturatore resti aperto per almeno la durata del movimento che vogliamo cogliere. Il secondo metodo risolve questo problema ed è esattamente dove entra in gioco il flash. Quando si effettua una lunga esposizione, se le impostazioni sono fatte in modo tale da ottenere uno scatto sottoesposto in mancanza di fonti luminose esterne, il nostro otturatore sarà il flash stesso, cioè la durata del lampo.

Portando questi due concetti all’estremo, stiamo dicendo che, come per il light painting, se impostassimo la macchina fotografica in modo “bulb”, cioè la modalità in cui l’otturatore rimane aperto finché teniamo il pulsante di scatto premuto, e ci mettessimo in una stanza completamente buia, il nostro “tempo di esposizione” effettivo sarebbe paragonabile con la durata del lampo del flash con cui illuminiamo la scena. Bisogna tenere presente che nella maggior parte dei flash, per far durare il lampo il meno possibile è necessario impostare la potenza al minimo.

Una volta appresi questi concetti, è possibile metterli insieme per realizzare uno scatto che includa una scia di movimento e un soggetto nitido alla fine. Per ottenere questo tipo di scatti è necessario fare in modo che la fotocamera sia impostata su una lunga esposizione e che il flash scatti proprio alla fine del movimento, cioè un’istante prima che l’otturatore si chiuda. Questa modalità del flash è proprio quella indicata all’inizio dell’articolo, cioè “rear curtain flash”, o semplicemente “rear flash”.

La prima cosa da fare è impostare la macchina fotografica in modalità manuale e impostare il tempo di esposizione pari alla durata del movimento che si vuole catturare. La seconda impostazione è, come sempre, l’apertura del diaframma, da impostare in modo tale da avere la profondità di campo desiderata. Ovviamente sarebbe ottimale avere un cavalletto, ma dato che il tempo di esposizione del soggetto sarà brevissimo, non è obbligatorio. Infine è necessario fare in modo che effettuando uno scatto di prova, la foto risulti sufficientemente sottoesposta. Questo è fondamentale per poter introdurre una fonte luminosa come il flash senza “bruciare” il soggetto. Normalmente si potranno utilizzare le impostazioni della sensibilità ISO per ottenere l’esposizione corretta. In caso di luce ambientale molto intesa potrebbe non essere possibile usare un tempo di esposizione abbastanza lungo. In tal caso sarà obbligatorio l’uso di un filtro ND (neutral density) che sia in grado di ridurre la quantità di luce che colpirà il sensore.

A questo punto si dovrebbe avere una foto che contiene l’effetto mosso che accompagnerà il soggetto, per esempio il movimento del bambino sull’altalena, e sarà possibile aggiungere il flash. Per iniziare è meglio impostare il flash sulla potenza minima e avvicinarlo quanto più possibile al soggetto. Quanto più il flash sarà vicino al soggetto, tanto maggiore sarà il contrasto con lo sfondo. Più si allontana il flash dal soggetto, maggiore sarà la potenza necessaria e migliore sarà l’effetto di “miscela” di luce tra soggetto e sfondo.

Nell’esempio dell’articolo non mi sono dato fuoco a un dito… ho solo preso una torcia a led e coperto la parte luminosa con il pollice, quindi ho eseguito uno scatto con ISO 200, apertura di f/2.8, tempo di esposizione di 1,3 secondi e flash impostato a 1/32. In particolare, il lampo proveniva dal flash incorporato della D5000 (quindi nulla di particolare), diffuso utilizzando un foglio di carta assorbente accartocciato su di esso. La lunga esposizione di 1,3 secondi ha tracciato la scia di luce e una parte del movimento della mano, tenendo il resto completamente sottoesposto, grazie alla stanza buia, infine il lampo in modalità “rear” ha illuminato e quindi congelato la scena finale che domina il resto dell’immagine.

Da questo punto in poi è tutto in mano alla creatività del fotografo…

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