QuickTips: “Aiuto, le mie foto vengono mosse!”

Quante volte vi è capitato di scattare una fotografia e di rimanere delusi perché era mossa? Questo è un problema che capita spesso e a tutti (professionisti inclusi, ovviamente con una frequenza inferiore). Le cause del problema possono essere varie ed esistono piccoli accorgimenti e semplici regole da ricordare per ridurre al minimo il rischio di fare fotografie sfocate. Innanzi tutto è bene elencare le cause di una foto mossa:

  • La fotocamera non era stabile durante lo scatto, cioè la mano tremava o il supporto su cui essa era poggiata non era immobile.
  • Il soggetto ritratto si muove (non mutuamente esclusiva con la precedente)
  • Il soggetto non è a fuoco: in questo caso non si parla di foto mossa, ma sfocata, tuttavia l’effetto spesso non è facilmente distinguibile nel risultato finale

Per tutti e tre i problemi esistono due sole considerazioni che possono sembrare semplici e ovvie ma non sempre vengono tenute in considerazione: usare uno stativo (e.g. un treppiede, un tavolo o anche la spalla di un amico) e usare il giusto tempo di esposizione.

Purtroppo non sempre si può usare un sostegno stabile dove bloccare la fotocamera, tuttavia è possibile calcolare anche con precisione il tempo di esposizione da utilizzare. In questo caso, infatti, non sarà necessario tenere in considerazione gli altri due parametri della triade dell’esposizione (ISO e apertura del diaframma) poiché il valore necessario a congelare un soggetto sarà indipendente dagli altri. Ovviamente, una volta stabilito il tempo di esposizione, bisognerà scegliere opportunamente gli altri due parametri (o farlo fare alla macchina fotografica) per ottenere una foto correttamente esposta.

Ecco quindi alcuni suggerimenti su come calcolare e usare il tempo di esposizione corretto per foto che immobilizzano il soggetto nell’istante in cui si preme il pulsante di scatto:

  • Controllare la messa a fuoco e assicurarsi di utilizzare la giusta modalità per la scena da ritrarre (singolo punto, punto pesato, intero frame, etc).
  • Usare la modalità a priorità di tempo di esposizione (e.g. “S” su Nikon)
  • Attivare lo stabilizzatore dell’obiettivo o della fotocamera se disponibili e se la si tiene a mano libera, disattivarlo se la si poggia su di un supporto stabile.
  • Tenere presente che il tempo di esposizione, a mano libera, non deve mai essere inferiore a 1 sulla lunghezza focale effettiva dell’obiettivo. Per esempio, se sto scattando su di una fotocamera con fattore di crop pari a 1.5x e sto usando una lente da 50mm avrò 1 / (50 * 1.5) = 1 / 75 di secondo. Un tempo di esposizione più lungo darà tendenzialmente una fotografia sfocata. Ovviamente se si utilizza un obiettivo stabilizzato o si ha una mano particolarmente ferma si può anche tentare di scendere al di sotto di questa soglia.
  • Per i soggetti in movimento, tenere presente che il tempo di esposizione dovrà essere tale per cui, nel lasso di tempo relativo allo scatto (e.g. 1/1000 di secondo), il soggetto resti relativamente immobile. Questo calcolo non è semplice poiché bisognerebbe sapere a che velocità si muove, per esempio, un bambino scatenato a una festa, per poter calcolare i metri al secondo e di conseguenza il tempo di esposizione da usare in base ai millimetri… il mio suggerimento è quello di fare riferimento a un “cheat-sheet” da compilare dopo ogni esperienza (o girovagando un po’ in rete a seconda delle proprie esigenze). La cosa più importante è invece quella di apprendere la tecnica del “panning”, cioè seguire il soggetto durante il suo movimento affinché esso venga a fuoco e lo sfondo sia in movimento. Inoltre è utile sapere che la nitidezza della foto dipende anche dalla distanza. Più si sarà distanti dal soggetto, più lentamente (in senso relativo) si muoverà rispetto alla fotocamera e più lungo potrà essere il tempo di esposizione.

Fin qui potrebbe apparire tutto molto semplice e banale, tuttavia in diverse occasioni ci si potrebbe accorgere che nonostante tutto le foto sono affette ancora da un micromosso, anche quando posizionate su di un treppiede. Non si tratta di un difetto della fotocamera ma semplicemente delle vibrazioni causate dallo specchio che si alza davanti al sensore al momento dello scatto. Per evitare anche quel micromosso e avere delle foto tanto nitide da avere precisione a livello di pixel, si può utilizzare la modalità Mirror UP, descritta abbondantemente qui.

Infine, ecco un ultimo suggerimento che, rispetto agli altri, potrebbe cambiarvi letteralmente il modo di scattare fotografie: un “treppiedi” economico e da portare sempre con sé. Non sto scherzando… è la cosa migliore è che probabilmente ce l’avete già in casa. Infatti è sufficiente avere uno spago abbastanza resistente e leggermente elastico (filo di nylon, cotone o al limite anche canapa) da utilizzare come tirante. Infatti è sufficiente creare due asole alle estremità della corda, che deve essere lunga almeno il doppio della vostra altezza, e infilarne un capo sotto ciascun piede, poggiandone la parte superiore sopra la fotocamera, creando così un triangolo. A questo punto si deve tornare in posizione eretta e bisogna poggiare i gomiti sulla pancia spingendo la fotocamera verso l’alto. Ovviamente è necessario aggiustare la lunghezza totale facendo fare qualche giro alla corda sul braccio, sul piede o dovunque venga più comodo. In ogni caso, utilizzando una corda che costringa a tenere in tensione la fotocamera, spingendo verso l’alto con tutto il corpo attraverso gli addominali e i gomiti, il risultato sarà strabiliante. Provare per credere!

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