Quick Tips: Proteggere le proprie foto

L'immagine originale è un raw rettangolare e non ha il watermark

L’immagine originale è un raw rettangolare e non ha il watermark

Una fotografia è, a prescindere dalla sua qualità, una proprietà intellettuale di chi l’ha realizzata. Non importa quale sia stato il mezzo, quanto facile sia riprodurla e quale sia il suo valore. La legge è spesso insufficiente per stabilire tutti i diritti e le limitazioni sull’uso di una fotografia. Certamente esistono situazioni più semplici da gestire, tuttavia è bene sapere come proteggere le proprie foto. Cosa fare quindi se ci si trova in un contenzioso e si deve dimostrare di essere il “padre biologico” di una fotografia? Una volta sarebbe fondamentalmente stato decretato che il possessore del rullino che conteneva la pellicola originale era il proprietario. Anche in quel caso, tuttavia, ci sarebbero potute essere questioni di testimonianze e così via. Era però più facile proteggersi dalla copia o dal furto in quanto bastava mettere sotto chiave le matrici, cioè i negativi. Nell’era del digitale questo è molto più difficile. In primo luogo è impossibile evitare che qualcuno faccia una copia esatta di un file digitale. Si tratta di una sequenza di bit facilmente riproducibile.

Per proteggersi è quindi necessario, oggi più che mai, fare in modo di avere qualcosa che gli altri non hanno, che possa spostare verso di noi l’ago di una eventuale bilancia. Ecco cosa fare:

Tutte le fotocamere, ormai, possono scrivere i metadati EXIF/IPTC nelle foto. Sono delle piccole stringhe di informazioni che vengono “nascoste” nel file e che non sono visibili nella fotografia. Se per esempio aprite una foto JPEG dal vostro computer direttamente dalla schedina di memoria della vostra fotocamera, vi accorgerete che ci saranno delle informazioni aggiuntive nella scheda delle proprietà del file. Potreste vedere per esempio la lunghezza focale, l’apertura del diaframma e il tempo di esposizione usati per quella foto. Spesso troverete anche il modello della fotocamera e dell’obiettivo usati. Una cosa da fare è quindi quella di andare a cercare nelle impostazioni della fotocamera, il campo “copyright” o “commento” dove potrete andare a inserire il vostro nome. Chiaramente si tratta di dati che possono essere rimossi facilmente da un file, anche se RAW, tuttavia se il “ladro” di foto non fosse così attento, potrebbe non accorgersi della prova schiacciante del furto. Inoltre, se condividete le foto su un blog o su un sito, queste potrebbero essere indicizzate, per esempio da Google, che legge quelle informazioni e verrà quindi creata una associazione storica (nel senso con una data che potrebbe essere precedente a quando l’eventuale ladro abbia acquisito la foto) tra la foto e il vostro nome.

Scattare in RAW e non condividere il file originale con nessuno. Se anche qualcuno vi dovesse rubare un JPEG, se avrete accuratamente protetto il file raw, sarà come avere tenuto sotto chiave il negativo di una foto fatta con la pellicola. Il jpeg è infatti solo un sottoinsieme di bit di quelli presenti in un raw, pertanto è facile dimostrare chi sia il proprietario se tra due contendenti uno hai il raw e l’altro no.

Ovviamente non sempre è possibile scattare in raw, o perché non si ha una fotocamera che usa quel tipo di formato, o perché magari durante una sessione fotografica, per qualche motivo (e ce ne possono essere tanti) avete scattato in jpeg e proprio in quel caso vi è venuta fuori una foto capolavoro. In quel caso bisogna sempre considerare la foto originale come “raw” e non condividerla con nessuno. La domanda a questo punto è: “come fare per condividerla?”

Non rovinate la foto con un watermark (una firma sopra la foto) al centro. Oltre a essere inutile è anche fastidioso e farà perdere il valore della vostra foto. Piazzate un watermark ma in un angolo basso e non troppo visibile e fate in modo che sia un elemento che attragga poco l’attenzione. Tutti i watermark possono essere rimossi con programmi di fotoritocco. Quelli che non possono essere rimossi rovineranno inevitabilmente la fotografia. Esistono svariate app gratuite e a pagamento che fanno questo oppure potete farlo con qualunque banale programma di fotoritocco per computer (e.g. paint). Prossimamente scriverò un mini tutorial su come creare un watermark da applicare velocemente a tutte le vostre foto.

Un altro “trucco” per proteggersi è quello di ritagliare una porzione della cornice della foto che sia abbastanza significativa per dimostrare che, anche se vi dovessero rubare la foto condivisa e dovessero togliere il watermark, voi avrete una foto più grande che renda quindi la versione rubata un sottoinsieme delle informazioni in vostro possesso.

L’ultimo trucco, di livello paranoico, è quello di usare la steganografia. Si tratta di una tecnica che veniva usata dalle spie per nascondere le proprie conversazioni. Esistono diversi programmi che nascono con lo scopo di nascondere dei file (per esempio un documento word) dentro i bit di un altro file (per esempio una foto). In questo modo è possibile, usando una password che deve essere nota solo ai due interlocutori, scambiarsi messaggi cifrati nascondendoli in piena vista. La stessa tecnica può essere usata per nascondere dentro una fotografia le informazioni di copyright. Per fare ciò è sufficiente creare un file di testo e scrivere all’interno una frase che reciti: “questa foto appartiene a…” e il vostro nome e generalità che vi identificano univocamente. A questo punto dovrete comprimere il file di testo usando, per esempio un software che crei i file .zip e che vi permetta di proteggere l’archivio con una password, oppure potreste scrivere il testo in un file di Word o Open Office Writer, i quali a loro volta vi permettono di salvare il documento con password. L’ultimo passo da seguire è quello di usare un programma di steganografia, per esempio OpenStego, e nascondere il file protetto da password dentro la vostra immagine. Un eventuale ladro di immagini sarà quindi costretto a scovare ben due password prima di poter rimuovere quell’informazione dal vostro file jpeg. Tra l’altro, esistono molte app per smartphone che contengono già delle funzionalità che fanno per voi la parte precedentemente descritta relativa al file zip o al documento word protetto con password (anche OpenStego lo fa), riducendo però così il numero di password da scovare a una sola.

Ovviamente, non blindate la porta lasciando la finestra aperta… quando pubblicate delle foto che volete proteggere, indicate sempre che quel contenuto è di vostra proprietà e che lo rilasciate al pubblico vietandone tutt quelle cose che non volete che altri facciano. Per facilitarvi questo compito vi basta dare un’occhiata a questo sito: http://creativecommons.org/

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