Quanto costa diventare un fotografo professionista?

Diventare un professionista, in Italia, può sembrare piuttosto complicato e oneroso per qualsiasi tipologia di attività commerciale. Per un fotografo lo è più che per altri settori per via della crisi del mondo dei creativi in generale e della visione che ne ha quella che dovrebbe essere la committenza.

Nonostante ciò, c’è chi sogna ancora di poter vivere di fotografia. Questo sogno non è irrealizzabile, ma è importante capire che come per molti altri mondi commerciali, con la fotografia non si fanno meno sacrifici e non si diventa ricchi e famosi. Il successo è qualcosa che trovano solo in pochi, migliori o fortunati che siano.

Una domanda che si pongono in tanti prima di buttarsi in questa impresa, è proprio quanto costa lanciarsi e iniziare.

Innanzitutto bisogna distinguere due casi: chi vuole che la fotografia sia il suo primo lavoro e chi invece vuole solo arrotondare legalmente.

Nel primo caso ci sono due strade possibili, cioè o si trova uno studio per cui diventare un dipendente, soluzione piuttosto rara in questo mondo, oppure si apre una partita iva e si avvia una vera attività.

Come dipendente non ci saranno costi che non ci sarebbero per qualsiasi altra professione, per esempio la formazione, i mezzi di trasporto per andare in ufficio e così via. Sicuramente è la soluzione più economica ma ammesso di trovare qualcuno disposto ad assumere un fotografo come dipendente, sono ragionevolmente certo che il costo più grande sarebbe la poca libertà creativa, uno stipendio probabilmente non elevato e una crescita limitata rispetto a quella di un libero professionista.

Il secondo caso è più comune e sebbene possa sembrare assurdo, costa meno di fare il fotografo come secondo lavoro. Infatti, gran parte degli oneri sono identici, ma bisogna considerare che buona parte del tempo utile di un libero professionista viene impiegato per procacciarsi clienti e quindi il peso di questa parte incide notevolmente in quella che è l’attività di chi vuole arrotondare, rendendo particolarmente difficile coprire i costi. Inoltre, almeno stando alla normativa corrente alla stesura di questo articolo, chi ha già un reddito principale, difficilmente potrà rientrare nei requisiti per una partita iva con regime agevolato, cosa che comporta costi e obblighi maggiori.

Veniamo dunque ai costi per avviare l’attività. Supponiamo di voler iniziare cauti, limitando le spese di studio e attrezzature varie e analizziamo i costi minimi. In questa categoria rientrano:

  • INAIL: è obbligatoria perché il fotografo lavora con attrezzature elettriche e quindi non può farne a meno. Il suo costo varia a seconda di molto parametri e l’unico modo di conoscere la cifra esatta è rivolgersi a un commercialista o a un consulente del lavoro (o a un altro fotografo professionista).
  • Commercialista: molti sostengono di poterne fare a meno, tuttavia con la normativa sempre in evoluzione e con la necessità di utilizzare software certificati per poter registrare fatture e stampare registri contabili è inevitabile. Se si è nel regime agevolato può essere più facile ed economico, ma il costo annuo fisso è tra i 700 e 1500 euro. Poi tutto dipende dal numero di fatture, dalle consulenze e dai vari servizi delegati al commercialista.
  • Tasse: inevitabili se si vuole agire legalmente. Queste tasse consistono sostanzialmente nei contributi pensionistici e nella tassazione IRPEF sul reddito. In questo caso bisogna distinguere se si apre una partita iva come libero professionista, soluzione in cui ci si iscriverà alla gestione separata (e quindi si contribuirà a una pensione diversa da quella da dipendente) e si pagherà una percentuale fissa sul fatturato, oppure come impresa individuale, con la necessità di pagare i contributi INPS a prescindere dal fatturato, che si aggirano attorno ai 1800-2000 euro all’anno, oltre al diritto camerale (iscrizione alla camera di commercio) che varia da città a città (per esempio a Milano è di circa 150 euro annui).

La scelta tra libero professionista e impresa iindividuale dipende da come ci si inquadra come fotografo ma tendenzialmente si può riassumere dicendo che si può fare il libero professionista solo quando tutte le proprie attività e servizi non hanno senso di esistere se viene a mancare esattamente quella persona. In poche parole, per esemplificare, se oltre a fare click con la reflex vendo le stampe oppure ho uno studio, allora sono un impresa e non un libero professionista.

La cosa positiva dell’impresa individuale è che se si è già dipendenti come primo lavoro, i contributi INPS non saranno dovuti.

Chiaramente bisogna tenere in considerazione che sebbene è certo l’esborso di una cifra fissa, tutti i costi affrontati verranno poi detratti o dedotti secondo la normativa in fase di dichiarazione dei redditi, che significa che quello che si spende, in realtà, è meno di quello che si pensa.

A questi costi, che sono quelli inevitabili, bisogna aggiungere alcune cose che, seppur non obbligatorie, sono caldamente consigliate:

  • Assicurazione privata: supponiamo che il servizio di matrimonio pagato profumatamente in anticipo sia un disastro per qualsivoglia motivo, si tratta di un danno irreparabile che avrà un costo enorme. Un’assicurazione può essere l’unico modo per dormire dei sonni più tranquilli. Assicurazioni del genere hanno prezzi che variano ampiamente sulla base della copertura e quindi è impossibile dare una stima.
  • Spazio di backup sul cloud e locale: forse ci si potrebbe accontentare di non conservare i proprio lavoro una volta consegnato, ma fare il backup è fondamentale anche prima della consegna. Non è certo facile spiegare, sempre agli sposini di prima, che il computer dove c’erano tutte le foto sia esploso misteriosamente. Servizi come CrashPlan hanno spazio illimitato, poche funzionalità di sharing e browsing web, ma costano relativamente poco. Altri servizi come Google Drive, DropBox o One Drive si aggirano su cifre che variano tra i 9 e i 20 euro al mese ogni 15-20 GB.
  • Software specializzato: ok, magari riesci a diventare un mago di Gimp, DarkTables e compagnia cantante, ma se software come Photoshop o Lightroom sono gli standard di mercato ci sarà un motivo. Il piano base di Adobe CC per fotografi costa, a oggi, circa 9 euro al mese e include i due programmi citati prima.
  • Hosting di un sito in https: esistono soluzioni gratuite ma è chiaro che avere il proprio dominio darà un’immagine totalmente diversa. Il certificato per avere una connessione sicura è utile per scalare le vette di motori di ricerca che valutano anche la sicurezza tra i parametri di calcolo del punteggio. Un hosting base con certificato low cost si aggirano attorno ai 100-150 euro all’anno. E se non siete in grado di installare un wordpress da soli, allora bisognerà aggiungere il costo di abbonamento a servizi che danno siti già pronti come SquareSpace o Wix, oppure si dovrà pagare un web designer per fare il lavoro al posto nostro.

Ovviamente queste sono solo delle indicazioni di massima che spero possano tornare per iniziare a informarsi o quanto meno per sapere da dove cominciare a cercare maggiori informazioni, e se si è intenzionati a iniziare davvero suggerisco di ottenere una consulenza da un professionista.

Sul sito www.fotografi.org si trova tantissimo materiale in merito e gran parte dei temi che ho introdotto vengono sviscerati per bene.

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