Professionisti e Instagram: fa bene o male al business?

Chi era già un utente di Instagram o Facebook quando avvenne il passaggio alle “nuove” condizioni d’utilizzo, si ricorderà della polemica nata dalla richiesta del colosso dei social network di “appropriarsi” delle fotografie degli utenti. In molti gridarono allo scandalo e al furto, tuttavia nessuno avrebbe potuto opporsi alle loro volontà. D’altra parte si tratta di una piattaforma gratuita e nessuno obbliga il fotografo a esserci, pertanto, chi vuole, deve sottostare alle loro condizioni (ed è giusto che sia così). Tutto torno a tacere quando fu spiegato che le foto rimangono comunque di proprietà dell’autore che è libero ancora di farci ciò che vuole.

In questi giorni mi sono soffermato a riflettere sulle implicazioni che hanno queste condizioni per i fotografi professionisti che vogliono far soldi con le loro immagini e se e come questi dovrebbero utilizzare i social network per promuoversi. In primo luogo, riassumiamo che cosa accetta l’utente, riguardo alle fotografie, quando carica dei contenuti su Facebook o Instagram (sono pressocché identiche):

Le foto caricate rimangono, come da diritto inalienabile, una proprietà intellettuale dell’autore che l’ha caricata (qualora sia effettivamente così) o di chi l’ha scattata. L’utente si assume piena responsabilità dei contenuti seppur il social network si riservi di moderare a posteriori il contenuto se ritenuto non idoneo al pubblico (e.g. foto di nudo o di violenza, etc). Inoltre l’utente concede al social network la licenza o il permesso di utilizzo gratuito senza limitazioni di tempo, geografiche o di tipologia, inclusa la possibilità di inoltrare a terzi lo stesso tipo di licenza.

Questo è solo un sunto ma chi vuole può leggere i termini completi qui (per Facebook) e qui (per Instagram).

Cosa significano queste “concessioni” che l’utente fa (il 99% senza neppure averle lette)? Significa che Facebook o Instagram potrebbero prendere una delle vostre foto e, per esempio, utilizzarla per auto-promuoversi, per mostrare dei contenuti nei motori di ricerca o anche, all’estremo, per monetizzare su servizi terzi.

Quando si apprendono queste cose, da fotografi, si rimane quanto meno un po’ perplessi se non spaventati: come faccio a “esserci” senza perdere le mie immagini? Posto che a Facebook raramente interesserà monetizzare sulle foto di un (senza offesa) fotografo qualunque e ancora meno gli interesserà andare in controversia con fotografi che invece potrebbero avere da ridire, la realtà è che Facebook ha bisogno di queste concessioni per funzionare come piattaforma. Tuttavia rimane il fatto che come fotografi ci si sente un po’ traditi.

Qual è dunque l’utilizzo corretto che dovrebbe fare un fotografo di queste piattaforme? Penso che potrei scriverci un saggio su questo tema, ma per brevità del mezzo che uso (il blog), mi limiterò a indicare alcuni suggerimenti che mi sento di dare ai fotografi professionisti che vogliono ottenere il meglio da queste piattaforme senza farsi autogol progurandosi un danno economico:

  • Se il guadagno che hai dalle foto deriva dalle royalties (diritto d’autore, pubblicazione in galleria, stampe, etc) allora non mettere le tue foto sui social network ma solo in piattaforme che tutelano questo diritto (e.g. microstock, macrostock) e che ti fanno monetizzare dall’utilizzo, senza concedere questo diritto agli altri. Per promuoverti puoi utilizzare un tuo sito web ma ricordati che puoi tentare di proteggere quanto vuoi le tue immagini, ma una volta che sono online, sono nel mare degli squali.
  • Se ti sei chiesto se è bene essere presente nei social network, la risposta è assolutamente si. Tuttavia devi scegliere il modo corretto di usarli: su Facebook dividi il tuo account personale, dove al massimo dovrai avere una finestra sulla tua persona privata, da una pagina legata al business, dove invece farai promozioni, offerte e così via. Instagram va collegato alla propria pagina di Facebook e non va usato per caricare le immagini del proprio sito. Instagram non è un portfolio come può invece essere un album su Facebook. Instagram è una piattaforma di condivisione continua ed estemporanea, pertanto deve essere un mezzo da usare regolarmente per mostrarsi “umani” e per frequentare le nicchie di interesse per il proprio business.
  • I social network devono essere usati per il loro scopo cioè interagire con le persone. Bisogna quindi cercare di rispondere a tono ai commenti e alle critiche costruttive, non lasciarsi trascinare da “troll”, “haters” o critiche fini a sé stesse, frequentare i gruppi di interesse per il proprio business e cercare di proporre contenuti che diano un valore aggiunto e non solo (anche se è bene farlo) aggiungere post pubblicitari.
  • Fuggire dalla “filter bubble”, cioè evitare di pensare che il riscontro della propria platea sia una vetrina sulla realtà. In generale, sui social network, si è accerchiati da persone che condividono tendenzialmente gli stessi interessi (sono gli algoritmi con cui l’applicazione propone i contenuti a rinforzare il concetto), pertanto se si vuole sfruttare al meglio il mezzo bisogna fare in modo di entrare nelle community giuste, usando gli strumenti giusti.
  • Investire in pubblicità mirata. Facebook e recentemente anche Instagram consentono di pagare una cifra prestabilita per fare pubblicità mirata a persone di una categoria specifica. Questo tipo di pubblicità è molto più affidabile dei semplici post fatti sulla pagina in quanto escono dalla bolla descritta al punto precedente.
  • Le foto che vengono pubblicate sui canali social devono essere della migliore qualità, ma della tipologia “sacrificabile” per il business, cioè devono essere rappresentative, devono dare un valore aggiunto e attirare clientela, ma devono essere considerabili come qualcosa da cui ci possiamo separare senza averne alcun tipo di monetizzazione diretta.
  • Se le foto che vengono pubblicate sui social network contengono volti riconoscibili come soggetto, allora è bene avere il consenso della persona alla pubblicazione su quella piattaforma in quanto, proprio in caso di cessione a terzi, Facebook o Instagram assumeranno che si aveva il permesso e il diritto di pubblicare quella foto e che le persone ritratte, accettando la pubblicazione della foto, abbiano implicitamente accettato le stesse condizioni accettate dal fotografo (a maggior ragione se sono utenti del social stesso).
  • Specialmente su Instagram, o sulla bacheca di Facebook che rappresenta il quotidiano, bisogna pubblicare immagini che rendano il fotografo “umano”, ma che siano di alta qualità e rappresentative del proprio stile (non necessariamente del proprio lavoro). Pubblicare una foto di qualità dozzinale non è mai una buona pubblicità per il fotografo professionista a meno che non ci sia un motivo valido in un contesto comprensibile.
  • Bisogna conoscere e usare gli hashtag giusti. Per esempio, un fotografo di matrimoni che lavora a Milano e che vuole essere trovato, deve cercare i trend del momento e immettere contenuti di qualità in quel canale. Per esempio, se l’hashtag #matrimonimilano fosse particolarmente seguito, pubblicare una foto d’effetto con un titolo accattivante e un link al proprio sito o pagina di contatti sarebbe un buon modo per darsi visibilità nel proprio settore di mercato verso potenziali clienti che cercano ispirazione proprio su instagram.
  • Ultimo, ma forse tra i più importanti, i social network sono particolarmente efficaci per raccontare storie e trasmettere messaggi. Una foto pubblicata su Instagram che racconti una storia e non sia solo bella, crea interazione e ingaggia l’osservatore facendolo interessare prima all’immagine stessa, poi al suo creatore e infine, con buona probabilità, al suo business.

Infine vorrei chiudere con un mio pensiero sul numero di follower. Un account efficace potrebbe avere anche appena un centinaio di follower, ma valgono più quei 100 che interagiscono su ogni foto che 1000 che scorrono la propria bacheca ignorando il 99% delle foto che vedono.

Happy sharing!

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