Privacy: tutta una questione di punti di vista

PrivacyNell’era dei social network, la privacy ha subito diverse modifiche anche importanti, sia sotto gli aspetti legali che pratici. Una volta, infatti, se lo si desiderava, si aveva molto più potere nel decidere di restare nascosti in un angolino ed essere anonimi. Oggi, anche se si fanno tutti gli sforzi possibili, può sempre capitare l’amico che ci fa una foto con lo smartphone e nonostante le nostre proteste, la pubblica immediatamente su Facebook con tanto di tag che, non essendo iscritti, non potremo neppure rimuovere. Servizi internet e giurisprudenza si sono dunque adattati a queste evoluzioni, delineando sempre meglio quelli che siano i diritti e i limiti di chi ritrae persone riconoscibili in fotografia.

In questo articolo cercherò di dare qualche linea guida su cosa un fotografo possa fare quando si vadano a fotografare esseri umani nelle proprie foto. Chiaramente tutte le affermazioni che farò saranno da prendere con le pinze, dato che esce un aggiornamento o più della legge sulla privacy all’anno. Iniziamo col parlare dei minori, argomento molto complesso che al tempo stesso è semplice da gestire: non fotografarli. Sembra un po’ drastico ma a meno di situazioni controllate, tendenzialmente è sempre rischioso sia fotografare che, ancora di più, pubblicare foto che ritraggano minorenni. Sia chiaro, se esiste un consenso da parte del soggetto e di un tutore (generalmente almeno uno dei due genitori), allora sarà possibile fare un ritratto tuttavia esistono molteplici leggi che riguardano il buon costume, la dignità etc etc che si applicano in maniera molto severa ai bambini e in generale ai minori (e non ai maggiorenni) che rendono veramente complesso pubblicare ritratti diversi dalla foto di classe con i compagnetti tutti in riga. Questo ovviamente vale anche per le foto scattate “alla folla” o all’aperto che possano ritrarre per caso un minore. Se anche il bambino non fosse il vostro soggetto principale, dovreste comunque fare attenzione a non includere volti riconoscibili di bambini all’interno delle vostre foto. In generale, anche se si è i genitori o i parenti, io sono estremamente contrario alla pubblicazione di foto che ritraggano bambini, a meno che queste non siano di soggetti ormai cresciuti o che la sua visione sia ristretta e protetta solo a persone che sanno di non dover divulgare quella foto pubblicamente.

Parlando invece di persone adulte la situazione si semplifica ma, paradossalmente, diventa più complicata da gestire. Tutte le persone, infatti, hanno diritto a un qualche livello di privacy, anche le persone che perdefinizione, divenendo personaggi pubblici, non ne hanno più diritto per scelta personale. Andiamo dunque per gradi:

Fotografare un VIP: i personaggi pubblici, per definizione, non hanno praticamente diritto alla privacy fintanto che si trovino in contesti pubblici e di nota locazione. Cosa significa? Semplicemente che se vi capita di incontrare Irina Shayk in un locale di Milano, dove sarà la madrina di un evento, allora potrete fotografarla quanto vi pare fintanto che il locale che la ospita ve lo permetta (eh si, anche gli immobili hanno la privacy). Se invece la incontrate al supermercato sotto casa sua, lì dove magari porta i figli a scuola o in altre situazioni di vita privata, allora dovrete considerarla una persona “normale” e se vorrete fotografarla dovrete chiederle il permesso.

Fotografare persone in luoghi pubblici: in molti pensano che essendo un luogo definito pubblico, allora si possano fotografare in maniera riconoscibile le persone che vi transitano. Questo è sbagliatissimo. Per essere più precisi, fotografare una persona, anche in modo che si possa riconoscere, è possibile ma è assolutamente vietato mostrare quella foto al pubblico (e.g. metterla su facebook). Se una persona è riconoscibile in una foto, è necessaria la sua autorizzazione affinché quella foto possa essere pubblicata. La legge su questo è un po’ ambigua, infatti se la foto è proprio relativa al luogo pubblico (per esempio una piazza famosa) e delle persone sono riconoscibili solo “per caso”, allora in teoria la foto sarebbe pubblicabile. Tuttavia è spesso molto difficile stabilire quale sia il limite che separa le due casistiche. La questione è totalmente diversa se il personaggio ritratto, seppur in primo piano o comunque inteso come soggetto della foto, non sia riconoscibile. In tal caso è possibile pubblicare la foto anche senza alcuna autorizzazione verbale o scritta da parte della persona interessata.

Diritto di cronaca: fotografare un personaggio pubblico o anche comune per fini di informazione, didattici o giornalistici è coperto da alcuni aspetti legali differenti rispetto a quelli descritti in precedenza. Infatti, pubblicare immagini di persone riconoscibili per fini puramente didattici (nelle scuole, per intenderci) è possibile. Si possono pubblicare foto di persone a un concerto o anche usare la foto di un personaggio famoso, per esempio un cantante, in un libro o in un depliant informativo. La cosa importante è che non ci sia nessuna forma di lucro: non si può fare merchandising su quel personaggio, cioè non si può vendere la foto, stamparla su una maglietta e venderla o farsi pubblicità. Tuttavia, la foto di un personaggio già noto, quindi pubblico, la si potrebbe mettere sulla copertina di un giornale o come parte di un articolo. Anche nella cronaca o nel diritto di informazione, i volti dei minori vanno sempre oscurati. L’unico caso in cui questo è evitabile riguarda la pubblicazione di minori molto distanti (e.g. bambini ritratti in un viaggio in Africa). Teoricamente anche in quest’ultimo caso la legge sulla privacy vale ugualmente, tuttavia è veramente molto improbabile che sorgano problemi, quindi in quel caso ci si rimanda all’etica e alla morale del fotografo in relazione all’uso che voglia fare delle foto in questione.

Pubblicizzarsi con le foto dei propri servizi: se si è fotografi di eventi o di altre tipologie che prevedano soggetti umani, come matrimoni, modelle, conferenze e così via non è comunque possibile utilizzare le foto che sono state fatte per pubblicizzarsi. Per esempio, non si può affigere una foto della coppia di sposini che si baciano al tramonto sulla propria vetrina del negozio o nel proprio sito web. Per poterlo fare è necessario acquisire i diritti di utilizzo dell’immagine dei soggetti attraverso una liberatoria. Infatti, anche se le persone erano voloontariamente davanti al vostro obiettivo, vige ancora la legge sulla privacy e quindi non potrete pubblicare nulla che li riguardi senza il loro consenso esplicito.

Uso privato: definisce l’utilizzo di una fotografia in un contesto limitato e circoscritto alla visione di un pubblico controllato e selezionato. In parole semplici se si fa una foto di una bella ragazza in una piazza, la si stampa e la si appenda in casa, poiché il luogo è privato e si presuppone che soltanto un certo numero limitato e controllato di persone possa accedervi, allora è un uso privato. Le foto, in generale, di qualunque genere e tipologia, possono sempre essere sia scattate che riprodotte per uso privato. Bisogna però fare molta attenzione. Per esempio, pubblicare una foto su facebook in visione “limitata” a pochi amici sarebbe uso privato. Ma non appena uno degli amici prenda il link della foto e lo passi a una persona terza, allora questa condizione cadrebbe. Risulta quindi necessario fare molta attenzione a cosa si pubblica su mezzi di facile diffusione.

Diritto di immagine e liberatorie: ogni persona ha il diritto di gestire l’uso della propria immagine. La legge tutela le persone in tal senso non solo con la legge sulla privacy ma anche con leggi specifiche che riguardano l’uso commerciale della propria immagine. Ciò non significa che una modella ha automaticamente il diritto di usare le foto che le scatta un fotografo. Facciamo un po’ di chiarezza: una coppia di sposi che paga il fotografo per avere un album di foto del matrimonio, sta pagando il servizio che prevede che il professionista usi le sue capacità per produrre delle foto usando la loro immagine, ma al tempo stesso stanno anche stipulando un contratto che li autorizza all’uso delle fotografie che il fotografo ha realizzato. Per capirci, i due sposi potranno decidere in qualunque momento di pubblicare in qualunque mezzo le foto che li ritraggono in quanto detentori del diritto d’uso della loro stessa immagine, tutori della propria privacy e usufruttuari delle risultato artistico del professionista. Viceversa, se un fotografo pagasse una modella per produrre il suo portfolio e nel contratto non fosse prevista una clausola esplicita, essa non avrebbe alcun diritto di utilizzare (e quindi pubblicare) le foto realizzate dal fotografo. Allo stesso modo, fintanto che la modella non abbia acconsentito in maniera esplicita attraverso una liberatoria, il fotografo potrà limitarsi solo all’uso privato delle foto che avrà realizzato. In un TFCD (su cui scriverò prossimamente) per esempio, sia fotografo che modella si accordano affinché il dirittto di utilizzo delle foto sia di entrambi (quindi le foto andranno sui loro rispettivi portfolio) e la modella normalmente firma una liberatoria che autorizza il fotografo a un limitato uso della sua immagine.

La liberatoria è un documento che ha valore legale e che si utilizza per certificare che una persona autorizza esplicitamente un soggetto terzo all’uso della propria immagine. Tale documento è estremamente complesso da redigere in quanto è molto facile incorrere in situazioni che lo rendano nullo. Infatti il documento non può avere natura di tempo non determinato, cioè non si può cedere il diritto d’uso della propria immagine in maniera non definita e può non essere facile evitare di incorrere in situazioni a “livelli di grigio” sulle finalità e le tipologie, come per esempio l’uso di immagini che alcuni potrebbero reputare lesive del nome e della reputazione e altri no. In generale, la liberatoria deve essere redatta per un contesto specifico di tempo e spazio e limitata alle foto scattate in quella specifica sessione. Bisogna quindi che il documento indichi la data e la fascia oraria precisa degli scatti, il luogo dove questi vengono fatti, tipicamente il numero e la tipologia. Chiaramente la liberatoria deve contenere gli estremi dei documenti di entrambe le parti e di almeno un testimone che garantisca che il soggetto ritratto (o anche il fotografo) non sia stato costretto a firmare. Infine bisogna indicare chiaramente quello che sarà il fine di quegli scatti, infatti una modella potrebbe cedere il diritto d’utilizzo della propria immagine per fini artistici ma non commerciali. La mancanza di uno qualunque di questi aspetti renderà nullo il documento. Inoltre, il soggetto ritratto avrà sempre il diritto di revocare l’autorizzazione, e il fotografo dovrà quindi ritirare le pubblicazioni fatte, nei limiti di quanto gli sia possibile. Se per esempio l’immagine sia stata resa pubblica su mezzi non più di competenza del fotografo con l’autorizzazione del soggetto, dovrà essere la persona stessa a contattare tutti gli altri responsabili dei vari mezzi per ritirare eventuali pubblicazioni, cosa non sempre facilissima.

Vari siti come “fotografi.org” o di microstock, come “iStockPhoto” hanno dei modelli precompilati che potete scaricare e usare liberamente, modificandoli  (il meno possibile) secondo le vostre esigenze. Da notare come anche per un autoritratto, se volete vendere la vostra foto attraverso siti di microstock o comunque tramite soggetti terzi, dovrete allegare alla vostra foto una vostra liberatoria con la firma di un testimone.

Detto ciò, è sempre necessaria la liberatoria per pubblicare la foto di una persona? La risposta è ovviamente no. Se fate la foto a un vostro amico o comunque a una persona con cui avete un rapporto che non sia di natura puramente commerciale o assolutamente distaccato, potrete sempre pubblicare le foto chiedendo il permesso anche verbale. Tenete sempre in considerazione che al minimo accenno da parte del soggetto ritratto di rimuovere una foto, non dovrete esitare nel cancellarla. Consiglio quindi di non pubblicare mai in condizioni in cui potreste perdere il controllo della fotografia stessa. La legge prevede la valutazione del tacito assenso, cioè si cerca la prova che, al di là della liberatoria, il soggetto avesse autorizzato quella pubblicazione in quel contesto e in quelle modalità, ma è facile intuire che è sempre bene tutelarsi un po’ di più con una liberatoria scritta.

Cosa fare quindi se mi fotografano e non do il permesso? La risposta è: “dipende”. Se non si vuole essere fotografati, la prima cosa da fare è cercare di non trovarsi in situazioni in cui qualcuno possa farlo contro la nostra volontà. Tuttavia, se dovesse accadere, per esempio perché un fotografo di un club decide di pubblicare degli scatti che vi ritraggono con una bella ragazza e un drink in mano (e la ragazza non è vostra moglie), avete il diritto di chiedere la rimozione della foto o l’oscuramento del vostro volto. Se ciò non dovesse accadere, allora avrete tutto il diritto di procedere per vie legali. Il tempo di reazione di chi pubblica è limitato, generalmente entro 48 ore. Ovviamente se qualcuno vi fotografa e non pubblica non potrete in alcun modo costringerlo (legalmente) a cancellare o distruggere le fotografie fatte. Insomma, valgono le stesse regole descritte sopra ma viste dal punto di vista opposto a chi sta dietro l’obiettivo.

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