Prestazioni occasionali: un po’ di chiarezza

Ogni qual volta che mi è capitato di parlare con persone che fanno di fatto i fotografi professionisti (o presunti tali) come “secondo lavoro” e quindi rimanendo sotto i 5000€ annui, mi sento dire frasi come “finché stai sotto quella cifra puoi fare prestazione occasionale e non devi aprire la partita iva”. Non c’è nulla di più confusionario e sbagliato in questa affermazione. Facciamo quindi un po’ di chiarezza in merito.

Innanzi tutto vi invito a visitare il sito www.occasionali.net che spiega più nel dettaglio di che stiamo parlando e che mette a disposizione un po’ di risorse utili.

Per prima cosa bisogna chiarire una cosa fondamentale: se si effettua una qualunque attività di tipo commerciale è obbligatorio aprire la partita iva, non ci sono storie. Non importa quanto poco si guadagni. La seconda cosa basilare è che “prestazione occasionale” non significa qualcosa che accade ogni tanto, ma qualcosa che nasce da un evento occasionale e non ricercato.

Per mettere in pratica le parole faccio un esempio: non sono un professionista e non ho mai fatto lavori pagati nell’arco dell’anno e mi trovo al ristorante e data la mia mania per le fotografie di cibo, non appena mi viene servito il piatto, tiro fuori la mia reflex e comincio a scattare come se non ci fosse un domani. Il caso vuole che il ristoratore, posizionato vicino a me, stia parlando del fatto che ha bisogno di fare delle fotografie per il nuovo menu. A questo punto esaminiamo due possibilità:

A) il ristoratore mi nota e viene da me a chiedermi se so fare foto, poi le visiona, gli piacciono e mi chiede se voglio fare delle foto per lui

B) io origlio quanto dice e vado da lui a chiedergli se ha bisogno di un fotografo low cost

Bene, nel primo caso si può parlare di prestazione occasionale, mentre nel secondo caso è una vera e propria attività commerciale. Lo stesso si può dire di chi si propone (o lascia intendere evidentemente e senza ombra di dubbio) che offre i propri servizi ben definiti su di un sito o una pagina facebook. Per esempio, se un fotografo mostra la sua abilità nel fare foto per cataloghi e aggiunge alle didascalie qualcosa come “se ti servono foto, contattami”, in quel caso stiamo parlando di promozione con natura continua e quindi di attività commerciale che va regolarizzata con una partita iva.

Io non sono un professionista e lo dichiaro apertamente proprio perché, in quanto amante della fotografia e aqutore di questo blog, potrei risultare ambiguo.

“E se mi chiedono di fare dei lavori, posso farmi pagare?”

Attenzione, come disse il Joker in “Batman, il cavaliere oscuro”, se sai fare bene una cosa non farla gratis. Non essere professionisti non significa che non si possa avere un sito legalmente, che non ci si possa fare conosere o che non si possano guadagnare soldi. Si può per esempio aderire a sistemi privi di commissione del lavoro, che quindi prevedono solo la cessione dei diritti d’autore. Inoltre, se ci viene richiesto di fare una prestazione occasionale è importante farsi pagare perché viceversa si reca un danno enorme alla categoria. Per esempio, se io sono bravo a fare foto a modelle ma facessi sempre dei book gratis (non in TF*, proprio gratis), queste persone non avrebbero motivo di rivolgersi a un professionista e su larga scala questo significa costringere chi ci campa ad abbassare il prezzo e alzare la qualità, tendenza che spinge al fallimento di qualsiasi tipo di attività.

Quindi, sebbene non esistano titoli ammessi o proibiti e chiunque possa farsi chiamare fotografo, l’importante è essere onesti e corretti nei confronti di chi di fotografia ci vive e non cadere in tentazionione… in fondo si sa che… l’occasione fa l’uomo ladro.

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