PhotoBattle: Full-frame vs Crop

27/06/2014 Photography, Recensioni

Full-Frame vs CropQuando si parla di reflex (ma in generale di fotocamere digitali), il sensore è uno degli elementi più importanti per la qualità dell’immagine. Come spiegavo già nella “Guida all’acquisto di una fotocamera“, non contano tanto i megapixel, ma la dimensione e le effettive capacità del sensore. Senza scendere nei dettagli delle varie marche o perdermi in paroloni come CMOS, retro-illuminazione, etc, vorrei focalizzare questo PhotoBattle sulle differenze generali ed essenziali tra i sensori delle reflex più costose, noti come Full-frame, e quelli noti come Crop.

Innanzi tutto, per fare un esempio rapido e dare un contesto, prendendo la linea Nikon disponibile alla stesura di questo post, una D610 è una full-frame mentre una D7100 è una crop. In prima battuta verrebbe da pensare che, poiché le full-frame hanno un sensore più grande (e costano molto di più) allora siano sicuramente meglio. Questo è vero nella maggior parte dei casi, tuttavia i crop sensor hanno i loro vantaggi rispetto al fratello maggiore e hanno anche grandissimi meriti. Inoltre questo confronto ha come obiettivo quello di prendere come “target” per la battaglia il più vasto pubblico possibile. Se infatti mi chiedessero chi vince questo PhotoBattle se la scelta fosse per un professionista che scatta eventi e matrimoni, direi senza ombra di dubbio full-frame. Ma se dovessi prendere in considerazione altri tipi di professionisti, per esempio fotografi per cataloghi, microstock o semplicemente entusiasti della fotografia e semi-professionisti, allora la scelta non sarebbe così ovvia e varierebbe da caso a caso.

L’immagine all’inizio dell’articolo mostra chiaramente quale sia la differenza principale che si può capire più facilmente imbracciando “le armi” e facendo un paio di scatti. Per poter provare con mano bisognerebbe quindi scegliere un punto dove posizionarsi (e non muoversi da li), scegliere una lente full-frame (e.g. 50mm) e fotografare lo stesso punto con tutti i sensori disponibili, cercando di mantenere al centro del rettangolo esattamente lo stesso punto di riferimento (e.g. un oggetto fisso).

Essendo chiaro che la differenza principale tra Full-frame e Crop sia la dimensione, cerchiamo anche di prendere dei riferimenti: Full-frame significa letteralmente “cornice completa” o “immagine completa”. Per essere completa, l’immagine o il riquadro deve avere un riferimento che in questo caso è la dimensione dei 35mm della pellicola. Il sensore full-frame è chiamato in questo modo perché una fotocamera reflex dotata di questo tipo di sensore è in grado di riprodurre un’immagine che ricopre lo stesso frame che ricopre una macchina a pellicola. Il sensore crop è chiamato così, invece, perché essendo più piccolo ma usando lo stesso sistema di lenti, riesce a ricoprire una porzione più piccola, registrando quindi una sotto-parte del frame che si potrebbe osservare dalla stessa posizione e con la stessa lente, usando una 35mm. Questo concetto è applicabile anche ai sensori delle fotocamere compatte, mirrorless e degli smartphone che hanno generalmente sensori più piccoli (e anche molto più piccoli nel caso dei telefoni) di quelli crop. Esistono anche sensori più grandi come il medio e grande formato, ma quelli hanno degli utilizzi specifici e normalmente costano quando un rene al mercato nero.

Vediamo quindi qualche dettaglio in più che dovrebbe aiutare a capire chi dovrebbe usare una full-frame e chi no:

Condizioni di luce scarsa

Quando scarseggia la luce, elemento principale per la fotografia, è fondamentale avere uno strumento che sia in grado di raccogliere quanto meglio possibile tutta la luce a disposizione. In questo contesto a parità di tempo di esposizione, apertura e lente, più è grande il sensore, più sarà grande ciascun pixel e più sarà alta la qualità dell’immagine. I sensori Full-frame vincono senza dubbi di sorta sui crop sensor che invece produrranno immagini meno buone. Bisogna puntualizzare che il problema non è soltanto il rumore (la grana bianchiccia che si sparge sull’immagine quando fotografiamo la sera) che sarà sicuramente molto più gestibile in un full-frame, ma anche la gamma dinamica (per semplificare, l’ampiezza di colori che il sensore sarà in grado di riprodurre) finale che peggiora e diminuisce all’incrementare del valore delle ISO. Quindi un sensore Full-frame non solo sarà in grado di produrre meno rumore, ma tendenzialmente a parità di rumore anche la qualità dell’immagine risulterà comunque superiore in un full-frame.

Qualità dell’immagine

Come per le condizioni di scarsa luce, la dimensione del sensore influisce pesantemente anche sui dettagli. Infatti, se si considera come parametro la nitidezza e la precisione di un’immagine, a parità di megapixel, essendo i pixel di un sensore crop più piccoli, rischiano maggiormente di perdere delle informazioni. La natura infatti è sicuramente più fluida di un reticolo di quadratini e quindi tanto più piccolo è il quadratino, tanto maggiore è il rischio che questo assuma un colore errato risultando poi meno dettagliato nel complesso. Anche in questo caso, il sensore full-frame ha un vantaggio schiacciante nei confronti di un crop sensor.

Paesaggi e grandangolari

Guardando alla dimensione del sensore, è facile intuire che se osservo un paesaggio attraverso il mirino di una full-frame, a parità di posizione e obiettivo potrò ricoprire una maggiore porzione di quanto sia visibile. Questo è vero in senso assoluto perché anche supponendo di poter avere degli obiettivi di millimetraggio estremo per i crop sensor (non consideriamo le aberrazioni da distorsione prospettica), lo stesso sistema di lenti sarebbe sempre più “wide” cioè largo su un full-frame. Di conseguenza è matematico che il full-frame vinca anche in questo campo.

In realtà, bisogna considerare che il problema dei paesaggi ultra grandangolari è ormai risolto via software con gli ormai potentissimi mezzi che sono ingrado di fare “photo-merge” automatici alla perfezione. Tuttavia il più generico problema del grandangolo non può essere risolto così facilmente, soprattutto se si pensa a situazioni in cui il soggetto non è un paesaggio immobile e le condizioni di luce non sono sempre ottimali.

Sport, bird-watching e fotografia a distanza in generale

A parità di megapixel, bisogna spezzare una lancia in favore dei sensori crop. Il fatto che siano più piccoli, infatti, favorisce il fattore di ingrandimento dei soggetti a parità di distanza (una costante spesso negli sport quando si sta a bordo campo). In condizioni di luce abbastanza buona, in questi casi la dimensione dei pixel è relativamente meno utile a fronte di un maggiore dettaglio nell’ingrandimento (sempre a parità di tutti gli altri fattori, lente inclusa). Un sensore crop, infatti, avrebbe un fattore di ingrandimento pari a circa 1.5x, e in sostanza basterebbe un obiettivo di lunghezza pari a 200mm per ottenere la stessa inquadratura che si avrebbe con un full-frame usando un obiettivo a 300mm. Che vantaggi si hanno? Oltre al maggiore ingrandimento, si ha anche la possibilità di ottenere dei risultati di pari livello (e a volte superiori) con lenti meno costose.

Ovviamente bisogna ricordare che se non c’è limite di prezzo, basta semplicemente comprare un obiettivo con una focale maggiore per raggiungere lo stesso fattore di ingrandimento, tuttavia, come per il grandangolo, lo stesso obiettivo potrebbe essere usato in un crop e avere un ingrandimento ancora maggiore… è un cane che si morde la coda.

Microstock, cataloghi e fotografia macro

Il microstock (prima o poi scriverò un tutorial su questo), la fotografia per cataloghi o da mini-studio e spesso anche vari tipi di macro, richiedono al fotografo il massimo ingrandimento possibile a livelli di definizione elevati e spesso comportano guadagni molto più bassi di altri tipi di fotografia dove il full-frame è indispensabile. In questi casi, fare economia di attrezzatura non solo è conveniente, ma soprattutto per iniziare è un requisito per non dover spendere tutta la propria carriera ad ammortizzare quanto acquistato.

Se si considera che nella maggior parte dei casi, quando si fotografa per il microstock o per i cataloghi, si ha la possibilità di controllare perfettamente la luce, allora in questo caso una reflex a sensore crop con alta densità di pixel sarebbe di gran lunga più utile di una reflex full-frame che bisognerebbe dotare di obiettivi molto più costosi per ottenere gli stessi risultati.

Costi e obiettivi

Quando si parla di prezzo, il full-frame perde drasticamente tanti punti. Gli obiettivi che lavorano bene su full-frame sono normalmente molto più costosì. Facendo un rapido esempio, il 35mm f/1.8 Nikkor utilizzabile su full-frame costa (alla data di pubblicazione) circa 600€. L’equivalente (e di pari qualità) per DX (cioè crop in lingua Nikon) costa circa 200€. Inoltre, i crop sensor possono usare tutti gli obiettivi che si possono usare in full-frame, prendendo tra l’altro solo la parte “migliore” dell’obiettivo, cioè quella centrale, mentre il sensore full-frame non sarebbe in grado di ottenere risultati accettabili se si scattesero foto con obiettivi studiati per i crop sensor.

Questo è un grande vantaggio dei sensori crop, sia in termini economici per chi vuole risparmiare, ma anche in termini di scelta in quanto i sensori crop hanno a disposizione tutti gli obiettivi esistenti mentre i full-frame solo un sottoinsieme.

Conclusioni

In conclusione, il sensore full-frame è sicuramente di qualità superiore, anche perché normalmente montato in corpi macchina dotati di caratteristiche avanzate e maggiore qualità generale, tuttavia è evidente come non siano per tutti e spesso sia anche meno vantaggioso rispetto all’utilizzo di una reflex con sensore crop. Se poi non si hanno limiti di bugdet, allora è ovvio che tutto quello che si fa con le crop, si può fare tendenzialmente bene e spesso meglio con una full-frame, quindi non esistono impedimenti allo scegliere il sensore più grande e costoso.

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