Non tutti i ritratti sono uguali

pp_low_DSC_8425-ModificaIn fotografia si parla di ritratto un po’ come nella pittura, ma ovviamente utilizzando la luce come mezzo. In generale, un ritratto è un’immagine che per l’appunto ritrae uno o più soggetti umani in pose naturali o artificiose. Quando si pensa ai ritratti ognuno li immagina a seconda del proprio bagaglio culturale e la propria immaginazione. Alcuni penseranno subito al tipico ritratto ereditato dall’arte, in cui il soggetto posa frontalmente e viene ripreso a mezzo busto. In realtà esistono moltissimi tipi di ritratti, tuttavia è possibile analizzarli, in fotografia, soffermandosi su due aspetti fondamentali: l’inquadratura e la posa.

Le inquadrature fanno parte del bagaglio tecnico di base di un fotografo ed esistono regole abbastanza consolidate su cosa fare entrare nell’immagine e cosa no. Tagliare un piede o una mano può creare una “dissonanza” tale da rovinare anche la più bella delle espressioni. Le inquadrature si possono ricondurre, fondamentalmente, alle seguenti:

  • Figura intera, in cui il soggetto viene ripreso da capo a piedi
  • Piano americano, in cui viene effettuato un taglio all’altezza della tibia e vicino al ginocchio
  • Piano medio, con l’immagine che va dal bacino alla testa
  • Mezzobusto, con soggetto visibile più o meno solo dall’ombelico in su
  • Primo piano, spesso confuso col primissimo, in cui sono visibili spalle, viso e parte del petto
  • Primissimo piano, in cui il volto occupa quasi interamente l’immagine
  • Particolare, cioè quando l’immagine ritrae per intero un dettaglio, per esempio l’occhio o la bocca

Fotografando le persone si impara presto a riconoscere un taglio fatto “male” semplicemente perché ci si rende conto di quanto stoni nell’immagine. Ovviamente le eccezioni sono permesse, ma il risultato non è garantito anche perché il giudizio dell’osservatore è sempre soggettivo. Diciamo che se non si è sicuri di quel che si sta facendo, sarebbe sempre meglio attenersi a poche semplici regole:

  • Non tagliare le dita, piuttosto si escluda l’intero arto
  • Cercare di non tagliare esattamente all’altezza delle giunture (e.g. ginocchia o gomiti), ma lasciare sempre un certo spazio
  • Non “mutilare” dettagli, per esempio se si fotografa solo mezza faccia, escludere completamente un occhio e non metterne solo metà

Come tutte le regole “tecniche” della fotografia, quello che in realtà fa una bella foto non è solo la tecnica, ma prevalentemente il soggetto. Nel caso di un ritratto la difficoltà può aumentare perché mette in gioco diversi elementi differenti. Un bellissimo paesaggio, per esempio, non potrà mai sentirsi in imbarazzo e risultare quindi meno fotogenico. Questa parte è quella più difficile in un ritratto, cioè la costruzione della posa.

Tutti i ritratti possono in qualche modo essere categorizzati in uno di questi tre tipi:

  • Business, di tipo formale e tipicamente orientato a trasmettere autorità, sicurezza e professionalità
  • Glamour, diffusissimo per le riviste di moda e volto a suscitare emozioni forti e interesse nell’osservatore
  • Casual, cioè tutti quei ritratti naturali o comunque legati a situazioni di vita quotidiana e capaci di trasmettere i più disparati messaggi

Country GirlIn ciascuno di questi casi è opportuno valutare abbigliamento e location che siano intonati e che non creino complicazioni con le luci e gli strumenti necessari per portare a casa il lavoro. In tutti i casi, la parte più complicata è sicuramente costruire una buona posa che sia in grado di trasmettere il messaggio che il soggetto ritratto vuole dare ed essere piacevole o interessante alla vista dell’osservatore. In questa parte si nascondono le maggiori difficoltà perché non tutte le persone si trovano a proprio agio di fronte all’obiettivo e al centro dell’attenzione, altre potrebbero non essere in grado di comporre subito la forma del proprio corpo esattamente in maniera coerente con ciò che vogliono raccontare.

Diventa quindi importante per il fotografo cercare di mettere a proprio agio il soggetto per quanto possibile, cercando di fare da guida e di comprendere quale sia il risultato desiderato. Iniziare facendo delle pose semplici e “di riscaldamento” è un buon modo per rompere il ghiaccio. Ovviamente è importantissimo il contatto comunicativo: anche mettendo uno schermo con le foto che scorrono in diretta o degli specchi, il soggetto avrà costantemente bisogno di feedback per capire se sta facendo bene o se deve correggere qualcosa. In tutti i casi di fotografia di ritratto esiste un metodo comune per cercare di ottenere lo scatto desiderato, cioè cercare di far si che chi viene fotografato si immedesimi in un personaggio oppure viva e immagini esattamente ciò che si vuole ritrarre. Per esempio, in un ritratto formale per l’amministratore di un’azienda giovanile, si potrebbe suggerire di assumere una posa delle spalle che sia autoritaria pur mantenendo un leggero sorriso, inclinando un po’ la posizione in modo da trasmettere una certa flessibilità, oppure si potrebbe chiedere di immaginare di doversi preparare per un discorso di incitamento ai propri collaboratori a seguito di un riconoscimento importante ricevuto dall’azienda. Entrambe le indicazioni volgono verso lo stesso risultato, ma per il soggetto sarà molto più semplice assumere la giusta espressione degli occhi e del sorriso e tensione muscolare se vi associa una situazione che in effetti vuole rappresentare. Le indicazioni tecniche vere e proprio tipo “sposta il braccio un po’ a destra” rimangono comunque molto valide ma non devono essere, a mio avviso, l’informazione principale.

NostalgicUn’altra buona tecnica per ottenere le pose più giuste è quella di mostrare letteralmente la posa… si, può sembrare strano e imbarazzante, soprattutto quando si fanno ritratti più orientati al glamour o al fashion, tuttavia è anche molto efficace perché l’uomo è, per sua natura, propenso a imitare visivamente che non ad elaborare e trasformare parole e pensieri in immagini.

Ecco quindi tre consigli per iniziare con ciascuna delle tre tipologie, uno sulle luci, uno sulla gestione del soggetto e uno sulla location:

  • Business
    • Preferire setting classico con una luce principale, posizionata ai 45° e diffusa con un softbox, un riflettore con cui riempire le ombre e, in base alla location, una luce da posizionare alle spalle del soggetto per creare profondità
    • Intrattenere una conversazione che rilassi l’atmosfera, senza però sfociare nell’informalità. Infatti può tornare utile che il soggetto continui a sentire a livello emotivo un minimo di situazione formale.
    • L’ideale sarebbe usare l’ufficio o il posto di lavoro, ma più in generale basta una parete a sfondo uniforme, possibilmente di un colore neutro
  • Glamour
    • Sperimentare con le luci può essere divertente, ma iniziare con un setting a tre punti aiuta a ottenere i primi risultati apprezzabili, possibilmente usando una luce principale ampia e diffusa con un beauty dish o con un softbox (gli effetti sono leggermente differenti), frontale e rialzata e un riflettore immediatamente sotto per bilanciare le ombre. Può fare la differenza avere la terza luce che sia una “backlight”, cioè una luce da puntare alle spalle del soggetto per creare drammaticità e contrasto.
    • Assumere pose glamour può essere imbarazzante anche per modelle con esperienza, quindi cercare di prendere il lato “giocoso” della posa può essere utile a far rilassare il soggetto. Rimane ugualmente importante suggerire alla modella di immaginare un personaggio e imitarlo, che sia un’attrice, una cantante o una modella di copertina, in modo che sia ispirata dal suo stile e guardi l’obiettivo cercando di apparire esattamente come desidera essere vista, per esempio misteriosa, irraggiungibile, acqua e sapone, femme fatale, etc.
    • Per il glamour non esiste una location preferita. Normalmente il classico lenzuolo bianco o nero da sfondo è il punto di partenza, ma più generalmente sarà opportuno sviluppare un tema e trovare quindi un dettaglio di arredamento, per esempio un divano retrò o una sedia elegante, con cui creare una cornice al personaggio che si vuole mettere in scena
  • Casual
    • La luce nel ritratto casual deve essere quanto più naturale possibile, che non significa non usare flash o luci artificiali, ma semplicemente cercare di replicare quello che farebbero i raggi di sole in quelle condizioni. Per esempio in una foto in casa, bisognerebbe usare una sola luce molto ampia, come un softbox, che arrivi dalla stessa angolazione di una finestra colpita dal sole e coperta da tende bianche. Per bilanciare le ombre bisognerebbe sfruttare le pareti e i riflettori per ridurre o aumentare i contrasti, usando per esempio superfici argentate o completamente bianche.
    • “Che faccio?” è la domanda più comune di chi posa per un ritratto casuale. La risposta è “quello che faresti se fossi nella situazione X”. L’importante è trasmettere quel senso di quotidianità tipico di un ritratto del genere. Una buona tecnica è quella di giocare sul tema del relax, cioè costruire la posa del soggetto in modo che sia ritratto in un momento di riposo, per esempio mentre attende appoggiato al muro o seduto comodamente su di un divano o sui gradini di una scala.
    • Parchi, divani, case belle e illuminate, il disordine di una stanza o lo studio dove si mettono in pratica le proprie idee creative. Un ritratto casual ha come location perfetta qualunque posto dove il soggetto si sente più a suo agio.
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