Lunghezza focale: orientarsi tra i millimetri

Illustrazione di: Tamasflex

Illustrazione di: Tamasflex

Quando si comincia a praticare la fotografia a livelli un po’ più “tecnici” si cominciano a sentire vari parametri che possono non essere di immediata comprensione. Uno di questi è la “lunghezza focale” espressa solitamente in millimetri (mm). Per la maggior parte delle persone, variare la lunghezza focale o “zoomare” è semplicemente ingrandire l’immagine per raggiungere il soggetto da più lontano. Questo è parzialmente vero, tuttavia la lunghezza focale è molto importante per tantissimi altri fattori che sono ben diversi dal solo ingrandimento.

In questo articolo cercherò di spiegare con esempi pratici e semplici l’importanza di comprendere i millimetri della lunghezza focale. Innanzi tutto bisogna capire che cosa sono questi millimetri. Citando la sempre utile Wikipedia definiamo la lunghezza focale:

In fotografia, è la distanza, espressa in millimetri, tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano pellicola (o il sensore in caso di fotocamera digitale) alla quale viene messa a fuoco l’immagine di un punto posto all’infinito. Da notare che si tratta di centro ottico, che non sempre coincide con il centro dell’obiettivo. Un obiettivo composto da più lenti, infatti, si comporta come una sola lente la cui lunghezza focale può essere considerevolmente diversa dalla lunghezza fisica dell’obiettivo. Questo è particolarmente evidente negli obiettivi a focale variabile, i cosiddetti zoom.

Per semplificare, se si guarda un obiettivo, si potrà notare che non è composto da una singola lente, ma da diversi strati. Il centro ottico rappresenta il centro “ideale” che risulterebbe come se risolvendo tutte le formule matematiche delle equazioni della luce (riflessione etc) lo trasformassimo in un singolo strato di vetro di dimensione nulla (sottilissimo). I millimetri di distanza di questo strato di vetro dal sensore (o dalla pellicola) sono i millimetri.

Questo fa saltare subito all’occhio che tale misura, oltre a non essere misurabile a mano con un metro da sarto, è in realtà relativa alla pellicola. Cosa significa? Che sebbene la distanza di questa lente ideale possa essere la stessa da una pellicola, da un sensore full-frame o da un crop sensor, il risultato finale cambierà. Come spiegato nella photobattle tra Full-frame e Crop Sensor, a parità di lente il risultato finale sarà diverso a seconda del mezzo che cattura la luce.

Per rendere più semplice la comprensione degli obiettivi che si utilizzano, si può trovare normalmente un numero stampato su ciascun obiettivo, per esempio 18-55mm. Questo numero significa che quello specifico obiettivo ha una distanza che può variare da 18 a 55 millimetri dal sensore. Questo valore può essere considerato valido e significativo solo se il sensore che sta dietro quella lente è un full-frame, altrimenti, per capire che tipo di lente stiamo usando, sarà necessario effettuare delle moltiplicazioni per il fattore di “crop”.

Le reflex non full-frame, per esempio, hanno un fattore di “crop” di 1.5x o 1.6x circa, normalmente indicato nelle specifiche tecniche (per le due marche più note e diffuse, cioè Nikon e Canon, sono proprio quei due i valori). Ciò significa che se dovessi usare un obiettivo che abbia una lunghezza focale variabile tra 18 e 55 millimetri, dovrei prendere questi due valori e moltiplicarli per 1.5, ottenendo così che l’obiettivo in questione renderà (a livello di composizione) come se fossi sulla pellicola e usassi un obiettivo circa 27-82mm.

A questo punto si può inziare a fare qualche passo in avanti. Sperimentando un po’ ci si accorge subito che tanto più è lontana la lente e quindi tanto più è alto il valore della lunghezza focale, tanto maggiore sarà quello che si può chiamare semplificando l’ingrandimento. In realtà, ciò che accade ha una spiegazione molto più geometrica. Il valore che cambia è in realtà l’angolo di campo. Tanto più è vicina la lente, tanto maggiore sarà l’angolo di campo. Per comprendere quindi pienamente come funziona la lunghezza focale provate a fare questo esperimento:

Prendete un bicchiere col fondo trasparente e ricoprite tutto il bordo con del cartoncino nero. Tenetelo con una mano in modo che si posizioni esattamente davanti a un vostro occhio e chiudete l’altro. Posizionatevi di fronte a una parete che abbia dei dettagli, per esempio una libreria o una vetrina. Noterete che attraverso il fondo del bicchiere riuscirete a vedere solo una parte della stanza in cui vi trovate. Geometricamente parlando, sarete in grado di vedere la porzione di stanza che c’è di fronte a voi e che rientra all’interno del cono che si viene a formare se partite dal vostro occhio e attraversate la circonferenza del fondo del bicchiere. A questo punto focalizzate bene sulle parti più vicine al bordo e allontanate lentamente il bicchiere di qualche centimetro facendo attenzione a mantenerlo sempre alla stessa altezza. Ciò che potrete notare è che parte di quelle cose che vedevate al bordo saranno “sparite” dal “cono visivo” che c’è sempre tra il vostro occhio e il fondo del bicchiere. Ciò che è accaduto è che avete aumentato la lunghezza focale, riducendo così l’angolo di campo. L’effetto di “ingrandimento” che ne consegue è dovuto al fatto che gli obiettivi sono fatti per poter mettere a fuoco e cogliere i dettagli di tutto quello che c’è all’interno del cerchio del “fondo del bicchiere”.

Dovrebbe essere chiaro quindi che variare la lunghezza focale non significa solo “ingrandire” un dettaglio, ma significa ridurre o aumentare la quantità di informazioni visive che inseriamo nell’immagine a parità di prospettiva.

Dati questi presupposti, si possono finalmente capire le categorie di obiettivi, riferite alla pellicola o al full-frame:

  • Obiettivi sotto i 40mm sono detti grandangolari, perché permettono di coprire una larga porzione di quello che abbiamo davanti e in alcuni casi anche più di quello che riuscirebbe a vedere un uomo. Si usano principalmente per composizioni estreme (e.g. fish-eye), paesaggi e foto di gruppi molto ampi. Sono utilissimi soprattutto se ci si deve muovere in spazi stretti, per esempio a una festa di compleanno in casa.
  • Obiettivi tra i 40 e i 70 mm sono detti normali, perché sono quelli che più si avvicinano all’angolo di campo coperto dall’occhio umano. Ottimi un po’ per tutto e fantastici per quanto riguarda la fotografia di strada. Sono obiettivi capaci di costringere il fotografo a “entrare” nell’azione e nella scena, senza però creare prospettive estreme ed eccessive distorsioni.
  • Obiettivi superiori a 70 mm sono detti teleobiettivi (o super teleobiettivi quando la lunghezza supera i 200mm), perché hanno un angolo di campo molto piccolo e permettono di raggiungere soggetti a lunga distanza. Perfetti per la ritrattistica, la fotografia dei particolari e dei dettagli, natura e animali e sport.

Stando a quanto detto prima, è chiaro che se non si usa una full-frame, bisogna sempre fare due conticini per capire che obiettivo si sta usando. Per esempio, se utilizzassi un obiettivo 50mm su una reflex Nikon DX (cioè crop), questo sarebbe in realtà un 75mm (ho moltiplicato per 1.5) e quindi sarebbe già un teleobiettivo. Se volessi simulare l’obiettivo normale, che è anche il più classico e storico usato nella street-photography, allora dovrei usare un 33mm che mi porterebbe a circa 49mm. Poiché però non esiste, il più vicino è il 35mm.

Ogni lunghezza focale ha i suoi utilizzi di base e per capirli, il modo migliore, come suggerisce il mio buon amico Guido, sarebbe quello di usare un obiettivo a focale fissa e muoversi in giro. In realtà va anche bene l’idea di avere un obiettivo zoom e andare in giro obbligandosi a usare una sola focale. Con un solo obiettivo potrete così sperimentare con diverse lunghezze focali e capire quali sono le difficoltà e i vantaggi di ciascuna e quali sono gli utilizzi più consoni.

Buddy Fish-EyeLa prima cosa che si può sicuramente notare è la distorsione prospettica. Infatti, più si è vicini al soggetto, più si crea una distorsione della realtà. Queste distorsioni possono essere usate in maniera creativa ma possono alle volte (soprattutto quando si è inesperti) rendere le foto letteralmente orribili. Provare a fare un primo piano a una persona usando 18mm di lunghezza focale creerà sicuramente effetti in stile nasone. Se il vostro obiettivo non era quello di ritrarre in maniera buffa il soggetto, potreste trovarvi in seria difficoltà con il vostro soggetto. Se invece si volesse ottenere l’effetto testone su corpo piccolo, 18mm sarebbero perfetti mettendo la macchina fotografica in alto rispetto al soggetto e molto vicina alla sua faccia. Le parti vicine all’obiettivo, infatti, grazie alla grande vicinanza, risulteranno smodatamente grandi, mentre le gambe, che rientreranno nella vostra foto grazie al grande angolo di campo, saranno piccoline perché relativamente lontanissime dall’obiettivo. Fare la stessa foto con un teleobiettivo, per esempio dall’alto di un balcone, renderebbe il soggetto molto più realistico. Provare per credere.

La seconda cosa importante da capire riguardo alle lunghezze focali è che si può fotografare lo stesso soggetto con qualunque obiettivo e qualunque lunghezza focale, in quanto è sufficiente cambiare la distanza che c’è tra noi e il soggetto, finché questo non risulti della stessa dimensione all’interno del riquadro dell’immagine. La domanda che sorge a questo punto è: che differenza fa fotografare lo stesso soggetto, avvicinandoci o allontanandoci e variando di conseguenza i millimetri? La risposta sta già nel paragrafo che faceva l’esempio del fodo del bicchiere. Ma per rendere la cosa molto più semplice da capire, non spenderò molte parole ma metterò in sequenza tre foto dello stesso soggetto che sarà in primo piano e al centro dell’attenzione e tutti i suoi amici affollati, dietro di lui. Per ciascuna foto indicherò il millimetraggio usato e indicherò con delle righe rosse delle importanti differenze. Potrete così trarne le dirette conclusioni:

17mm Minions

70mm Minions

Questo esempio rende quindi più chiaro quanto sia importante la lunghezza focale, non tanto per l’ingrandimento, ma proprio per quello che si vuole “raccontare” con la propria foto. Fotografare il primo piano di una persona eliminando tutto ciò che c’è nello sfondo, parlerà di un’introspezione più intima e personale del soggetto. Avvicinarsi con una lunghezza focale molto bassa ed entrare nell’azione di una folla che acclama un giocatore che ha appena regalato la vittoria alla propria nazione è tutta un’altra storia.

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