L’importanza dell’editing non distruttivo

Scattare in raw è importantissimo non solo per la maggiore qualità, ma perché si mette da parte in archivio qualcosa che sarà un negativo digitale della foto che permetterà di cambiare idea in futuro sul metodo e lo stile da applicare allo sviluppo di una fotografia.

L’editing non distruttivo è un metodo di elaborazione e sviluppo delle immagini che viene fornito da programmi come Adobe Lightroom, Dark tables e altri software di sviluppo dei files raw. Questo tipo di sviluppo è detto non distruttivo perché in realtà rappresenta una serie di modifiche salvate dal software come una serie di informazioni che possono essere applicate meccanicamente alla foto originale senza modificarne il contenuto originale.

Questo tipo di elaborazione è importantissima per vari motivi. Per esempio, per un fotografo professionista, scegliere di sviluppare un file jpeg e poi buttare il raw (oppure scattare direttamente in jpeg e lavorare su quello con Photoshop), significa non poter soddisfare la richiesta di un cliente che chiede di avere un’elaborazione diversa di una foto già consegnata.

Più semplicemente, negli anni si imparano nuove tecniche, si cambia o si consolida uno stile e possono anche modificarsi i propri gusti.

Per esempio, la foto in alto è un’elaborazione un po’ “estrema” di una foto che ho scattato nel lontano 2011. La foto in sé era semplicemente un ricordo di un’esperienza a Helsinki, ma l’idea era quella di sperimentare qualcosa che si avvicinasse alle tecniche di HDR e tone mapping. La foto che segue, invece, l’ho sviluppata specificatamente per questo post, in maniera molto più sobria e “normale”. Questo non mi sarebbe stato possibile se non avessi usato l’editing non distruttivo poiché la prima immagine in alto aveva ormai perso buona parte delle informazioni e di gamma dinamica del file originale e non avrei mai potuto riportarla ad avere un contrasto tonale morbido come la nuova interpretazione.

Al contrario, supponendo di voler replicare lo stile di editing applicato a una foto scattata 10 anni prima, nel caso dell’editing non distruttivo sarà quasi certamente possibile (dipende dal programma, ma ormai quasi tutti lo consentono), copiare le impostazioni che erano state usate a suo tempo e applicarle direttamente a un nuovo scatto, replicando così la stessa interpretazione di anni prima senza dover ricordare ogni dettaglio.

Chiaramente questa foto è solo un banale esempio, ma se si applica la stessa logica a foto di portfolio o a ricordi che erano stati “rovinati” dall’editing di gioventù, si può immediatamente capire quanto sia importante conservare i file raw e usare sempre processi non distruttivi e replicabili.

Dunque, viva i file raw!

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