Istogramma: uno strumento insostituibile

Da quando esiste la fotografia digitale, i fotografi hanno a disposizione uno strumento che prima non era nemmeno immaginabile in analogico. Esso è infatti una caratteristica che acquisisce il suo senso e la sua utilità proprio con l’abbandono dell’analogico.

A cosa serve l’istogramma? Questo grafico permette di vedere immediatamente quale sarà l’esposizione della fotografia, a prescindere dalle limitazioni fisiche e tecniche del monitor su cui stiamo osservando la sua anteprima. L’istogramma fornisce infatti informazioni sulla distribuzione delle intensità luminose su tutta l’immagine. Tutte (o quasi) le fotocamere reflex permettono di sovraporre alla foto questa informazione. In poche parole l’istogramma ci permette di capire se abbiamo buttato via informazione o no e quanto ancora possiamo spingerci oltre con le impostazioni.

Innanzi tutto bisogna dare qualche definizione. Un istogramma altro non è che un grafico bidimensionale (quindi con due assi) che rappresenta la distribuzione di frequenza delle intensità luminose. In parole povere, abbiamo sull’asse delle ascisse (quello orizzontale) il valore di luminosità che va da 0 al valore massimo consentito dalla gamma dinamica della fotocamera. Se supponiamo di avere un valore massimo di 100 (puramente esemplificativo), significa che abbiamo 100 punti discreti lungo l’asse delle ascisse. Sull’asse delle ordinate, invece, avremo il numero di pixel che corrispondono a quella specifica intensità.

In pratica, se facessimo una foto completamente buia a una risoluzione di 1 milione di pixel, avremmo un istogramma con un solo punto con coordinate [0, 1mln]. Se la nostra foto fosse fatta per metà da pixel completamente neri e per metà da pixel completamente bianchi, sempre ipotizzando un valore massimo di intensità luminosa pari a 100, avremmo due punti dell’instogramma, uno di coordinate [0, 500k] e l’altro di coordinate [100, 500k].

Se si osserva l’immagine in alto, è facile intuire che in una vera fotografia, il grafico si distribuisce in maniera sparsa e non certamente in pochi punti. Ma come può una cosa così matematica, aiutare i fotografi che non vogliono cimentarsi con tanti tecnicismi?

In primo luogo è la fotocamera stessa a dare un primo aiuto basato sull’istogramma. Di solito è infatti possibile attivare la funzione di allerta sulla perdita di informazione, cioè pixel completamente neri e pixel completamente bianchi. In natura, infatti, è piuttosto difficile fotografare dei neri che siano veramente neri (punto 0) o dei bianchi che siano veramente bianchi (punto 100). Quando ciò accade è di solito perché si sta sovraesponendo o sottoesponendo la fotografia. Il primo aiuto è quindi quello già anticipato all’inizio del post, cioè quello di aiutarci con l’esposizione.

L’istogramma si divide principalmente in 5 zone:

  • I neri: sono tutti quei pixel scuri che rappresentano le parti quasi completamente prive di luce
  • Le ombre: sono tutti quei pixel che, come dice il nome stesso, rappresentano le ombre, cioè pixel scuri ma relativi a zone dell’immagine ancora ricca di dettagli
  • L’esposizione: la zona dell’immagine che dovrebbe rappresentare la corretta esposizione
  • Le luci: cioè tutti quei pixel che generalmente rappresentano superfici ampiamente illuminate
  • I bianchi: cioè i pixel che rappresentano sorgenti luminose o colori estremamente chiari e brillanti

Partendo da questa divisione, risulta più semplice capire come la visione di un istogramma ci permette di stabilire quanto si possa lavorare anche in fase di sviluppo dell’immagine per ottenere il risultato desiderato. Per esempio, aumentare la distanza tra neri e bianchi aumenterà il contrasto dell’immagine.

Un altro esempio di come un istogramma possa essere utile è nella fotografia notturna. Infatti, di notte è spesso necessario fare diversi tentativi prima di trovare la giusta esposizione. In realtà, sapendo leggere l’istogramma, bastano due soli scatti: il primo per avere un punto di riferimento, il secondo per avere le informazioni per la foto fiinale. Infatti, supponiamo di scegliere delle impostazioni che generino un istogramma che occupi la metà sinistra: questa informazione ci dice che dovremmo poter aumentare ancora di circa uno stop l’esposizione senza perdere pixel. Guardando l’istogramma del secondo scatto sarà facile stabilire quali cambiamenti apportare per ottenere l’esposizione desiderata.

Anche le foto HDR beneficiano delle informazioni che da l’istogramma. In questo caso, infatti, bisogna fare in modo che gli scatti, di solito tre, producano degli istogrammi che, se sovrapposti, non perdano informazioni e vadano a riempire in maniera del tutto uniforme il grafico.

Nei ritratti, soprattutto quando si è all’aperto e non si ha il pieno controllo della luce di riempimento, l’istogramma è fondamentale per capire quanto sarà possibile recuperare le ombre e quindi riportare “alla luce” la parte in ombra del viso.

Un ultimo esempio, tra i mille che se ne potrebbero fare, è la tecnica nota come ETTR, cioè “Expose To The Right”. In questa tecnica, particolarmente usata in astrofotografia, si tenta di ottenere l’immagine più luminosa possibile senza perdere informazioni, cioè senza avere pixel bianchi o “bruciati”.

Guardando l’immagine qui sotto, si può notare come l’istogramma sia completamente diverso da quello dell’immagine in alto. Confrontandoli si riesce a vedere rapidamente come nel primo caso la foto con colori dominanti scuri sia più spostata verso sinistra e abbia un picco di bianchi dovuto alle carte, mentre nel secondo caso, la foto molto luminosa produce un istogramma molto spostato sulla destra.

istolight

Programmi di sviluppo digitale come Adobe Lightroom permettono di vedere e studiare l’istogramma nei suoi minimi dettagli, usando semplici controlli e mostrando l’istogramma sia complessivo dell’immagine che la sua scomposizione nei vari colori fondamentali della fotografia.

Prendere il controllo dell’istogramma è veramente utile, facile e importantissimo sia nel mondo digitale che in quello analogico, per esempio per la stampa. Infatti per sapere se la foto risulterà stampata bene (senza perdere dettagli), basterà assicurarsi che l’istogramma sia correttamente distribuito.

Insomma, lo scatto perfetto (o quasi) è giusto dietro una bella curva…

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