Guadagnare con le foto: 5 motivi per cui le tue immagini non vanno bene

Uno dei modi più semplici con cui provare a guadagnare con la fotografia, se non si ha la pretesa di farne il reddito principale, è il microstock, come spiegato in uno dei miei precedenti articoli. Quando dico “semplice” intendo che iniziare non costa nulla, se non il tempo che si vuole dedicare e l’attrezzatura necessaria è di gran lunga inferiore a quella che serve, per esempio, a un fotografo di matrimoni. Chiaramente i guadagni sono assolutamente proporzionali al proprio impegno, perciò se si vorrà guadagnare uno stipendio si dovrà spendere lo stesso tempo che si spenderebbe in un altro lavoro. Non esiste la bacchetta magica per fare soldi.

Non esistono neppure statistiche affidabili che dicano quanto si guadagni in base al numero di foto, tuttavia è fuori di dubbio che siano egualmente importanti sia la qualità che la quantità delle foto che fanno parte del portfolio. Diventa quindi fondamentale capire quali siano gli standard di riferimento per evitare di entrare nel mondo del microstock solo per uscirne delusi e demoralizzati subito.

Per cercare di minimizzare il numero di foto che verranno rifiutate, bisognerà cercare di evitare almeno quelle che sono state, nel 2015, le principali cause di rifiuto per siti come Shutterstock.

La primissima cosa da fare è sicuramente guardarsi in giro: prendere il proprio insieme di foto con cui si desidera iniziare e confrontarlo con foto che trattano gli stessi temi è un buon modo per fare una verifica di base. Se, oggettivamente, sei tu stesso il primo che vede una differenza abissale tra le tue foto e la qualità di quelle presenti, allora forse hai bisogno di migliorare ancora un po’ prima di spendere del tempo prezioso. Tuttavia non limitarti al tuo solo giudizio, perché potresti essere un pessimista cosmico e vedere tutto più nero di quello che è realmente: fatti dare un’opinione da almeno un paio di amici.

Se la qualità (a occhio) ti sembra sufficiente, allora fai attenzione a questi 5 punti:

  1. Marchi registrati e copyright: nella tua foto non devono essere presenti luoghi o marchi che potrebbero essere coperti da diritto d’autore o brevetto. Per esempio, non puoi pubblicare una foto in cui si vede un cubo di Rubik, poiché il rompicapo è un marchio registrato e quindi, anche se la foto fosse tecnicamente perfetta, il sito te la rifiuterebbe. Lo stesso vale per foto che ritraggono persone riconoscibili (anche parzialmente) e di cui non hai il permesso a pubblicare la foto (trovi un articolo che parla di questo tema, qui). Prima di inviare una foto, assicurati di avere rimosso tutti i marchi, meglio se riesci a escluderli prima ancora della post-produzione.
  2. Rumore, compressione e aberrazioni: la tua foto potrebbe sembrare perfetta ma l’analisi va fatta guardandola su uno schermo di buona qualità e al 100% della sua dimensione (che potrebbe essere più grande dello schermo), poiché è così che gli omini dietro il tasto “approva” o “rifiuta” le analizzeranno. Spesso, immagini che appaiono prive di difetti, se viste al 100% potrebbero mostrare visibile “grana” (o rumore, spesso dovuto alle alte iso) o aberrazioni cromatiche (bordi con colori violacei o giallastri, spesso dovute alla scarsa qualità dell’obiettivo o alla luce incidente). Parlando di compressione, è importante capire la differenza tra un raw e un jpeg (qualche dettaglio qui). Le foto verranno caricate quasi certamente in jpeg ma bisogna fare in modo che siano delle immagini con il minor fattore di compressione possibile, esportate da file RAW o TIFF, cioè non compressi. La compressione, infatti, può causare degli effetti noti come “pixelazione” e “posterizzazione”, spesso facilmente visibili nel cielo azzurro delle foto postate su Facebook.
    DSC_5088_reduced
    Basterà anche uno solo di questi problemi e la foto sarà automaticamente rifiutata dal sito di microstock. Di conseguenza, prima di inviare una foto, bisognerà sempre analizzarla al 100% e assicurarsi che non ci siano evidenti problemi come quelli appena citati.
    DSC_8332_noise
  3. Composizione non idonea: sebbene questo parametro possa risultare soggettivo, è fuori di dubbio che le foto per il microstock, specialmente quelle commerciali, hanno lo scopo di essere usate affinché diventino pubblicità di impatto, immagini per un blog o qualcosa dove un cliente dovrà scrivere. Di conseguenza è bene attenersi alle regole di base della composizione e soprattutto imparare a usare lo spazio negativo.
  4. Esposizione o illuminazione non corretta: anche in questo settore ci sono delle regole e delle linee guida. Per esempio, guardando all’istogramma, bisognerebbe accertarsi di non perdere informazione, né con pixel completamente neri, né completamente bianchi. Tuttavia, la sola corretta esposizione della foto potrebbe non essere sufficiente. Un flash diretto da sopra la fotocamera potrebbe, per esempio, creare delle ombre dure e poco gradevoli e se non c’è un motivo evidente che dimostri che la cosa sia stata fatta di proposito, allora la foto sarà inevitabilmente scartata. Per evitare di incorrere in questi problemi è importante imparare a leggere l’istogramma e a saper controllare il triangolo dell’esposizione, oltre che avere un flash esterno o saper sfruttare al meglio la luce naturale.
  5. Soggetto non a fuoco: sembrerà banale ma questo problema non è così semplice da gestire come sembra. Sono convinto che tantissimi fotografi credano che il 100% delle loro immagini siano perfettamente a fuoco se il soggetto appare nitido quando lo si vede nel complesso dell’immagine. Nel microstock questo non è assolutamente vero. Infatti alcuni dei siti più importanti (che sono anche quelli dove si guadagna di più), hanno degli standard piuttosto elevati e anche pochi centimetri del soggetto che risultino leggermente sfocati a causa di un’apertura del diaframma un po’ troppo eccessiva o un micromosso dovuto al tempo di esposizione relativamente lungo possono far scartare una foto. Ancora una volta, il mio suggerimento è quello di imparare a ottenere le foto quanto più nitide possibili (ecco qualche suggerimento e la tecnologia dietro la messa a fuoco descritta qui, qui e qui) e di analizzare lo scatto al 100% almeno sul soggetto principale.
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Infine, per dare un po’ di supporto alla spiegazione delle problematiche esposte, ecco il “crop” al 100% delle immagini mostrate sopra:

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Evidenti segni di compressione.

 

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Rumore perfettamente visibile al 100% di zoom.

 

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Soggetto principale, cioè il primo muffin della fila, che non è completamente a fuoco.

 

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Il numero 6 (soggetto principale), visto al 100% soffre del classico micromosso da vibrazione dello specchio.

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