Fotoritocco si o fotoritocco no?

Ho aspettato un po’ di tempo dallo “scandalo Steve McCurry” prima di prendere questo spinoso argomento. Per chi non si ricordasse, proprio durante una mostra fotografica in Italia di uno dei miti della fotografia contemporanea è accaduto che sia stata esposta una stampa (anche piuttosto grande) di una foto malamente ritoccata. La cosa ha creato tanto rumore per due motivi: il primo è che il grande Steve McCurry aveva pubblicato qualcosa degno dei peggiori blog di fotoschioppate del secolo, mentre la seconda riguardava il fatto che ne derivava, cioè che un personaggio noto per essere un fotogiornalista con collaborazioni celebri come National Geographic, facesse uso del fotoritocco per alterare la realtà.

Ovviamente le opinioni si sono divise e come succede sempre solo pochi si sono concentrati sulla reale tematica, mentre la maggior parte si è limitata a sproloquiare su tematiche prive di senso. Tuttavia il quesito che ne è emerso è se sia giusto o meno fotoritoccare le foto.

La verità è che non esiste una risposta assoluta a questa domanda, tuttavia si possono analizzare le situazioni caso per caso. La cosa importante (che in molti hanno dimenticato di considerare) è che per prendere una posizione bisogna innanzi tutto avere le basi tecniche per poter intavolare una discussione sensata. Chi si metterebbe a discutere della bontà artistica di un quadro senza sapere neppure che differenza ci sia tra olio su tela e acquarello su carta?

Partiamo dunque dai presupposti. Il fotoritocco è l’atto di alterare la foto aggiungendo elementi che non erano presenti, modificandoli sostanzialmente o rimuovendo qualcosa che era presente. Per fare degli esempi, un paesaggio in cui il cielo era completamente azzurro e vengono aggiunte delle nuvole prese da un altro scatto per renderlo più interessante è fotoritocco. Togliere 5kg e i brufoli a una modella è fotoritocco. Rimuovere una macchina rossa sullo sfondo di un paesaggio campestre è fotoritocco. Quello che invece non è fotoritocco è lo sviluppo della foto. Il sensore infatti cattura migliaia di informazioni in più di quello che un semplice file jpeg può mostrare. Infatti, quello che si vede sullo schermo della fotocamera, come anche il file che si ottiene scattando direttamente il jpeg, non sono altro che il frutto di uno sviluppo di tutti quei dati che è stato immaginato e preimpostato da altri. Le fotocamere più avanzate (e ormai anche molti smartphones) permettono di lavorare sul file grezzo, detto raw. Lavorare sull’esposizione, sul contrasto, sulla nitidezza, sul rumore, sui toni, sulla saturazione e così via, non è fotoritoccare, ma sviluppare. Lo sviluppo fa parte integrante del processo creativo che porta il fotografo a realizzare la fotografia che aveva in mente.

Proprio su questo ultimo punto arriva il secondo presupposto. Qual è il fine della fotografia? Una fotografia può avere diversi fini, da quello prettamente artistico (fine art) a quello giornalistico di cronaca. Chiaramente il fine cambia radicalmente il modo in cui ci si approccia alla foto e soprattutto cambiano le abilità che il fotografo deve mettere in atto.

Detto ciò, e presupposto che sullo sviluppo non si discute perché qualunque sia il fine, esso è ancora parte integrante della fotografia, quando si parla di fotoritocco si possono avere pareri contrastanti. C’è chi dice che non si dovrebbe alterare la realtà, altri che invece sostengono che la foto è nella mente del fotografo e che quindi è libero di usare tutti gli strumenti possibili per realizzare la sua visione.

Secondo me, ancora una volta, la risposta è: dipende. Se la foto è di un fotogiornalista che sta documentando una manifestazione, il fatto che venga rimosso un poliziotto dallo sfondo potrebbe alterare radicalmente il suo significato. Quanto sarebbe corretto questo in nome della qualità stilistica della foto? In questi casi io sono dell’opinione che la foto debba essere quanto più vicina possibile alla realtà, quindi bisognerebbe limitarsi allo sviluppo. Può questa convizione fermare il fotografo dall’alterare la realtà dei fatti? No, assolutamente, perché un bravo fotografo sarà in grado di far apparire una città tranquilla con qualche poliziotto di ronda, come una città sotto assedio (come è accaduto a Bruxelles dopo gli attentati in Francia). Prendiamo invece il caso di una copertina di una rivista di moda. Modificare una modella in modo che appaia perfetta e che sarebbe altrimenti una ragazza come tutte le altre, è lecito o no? In controtendenza io dico di si perché se un privato che pubblica un giornale che nessuno è obbligato a comprare, desidera che quella sia la sua linea editoriale, allora nessuno può vietarlo o dire che sia sbagliato. Sul fatto che questo sia poco positivo riguardo all’immagine della donna e all’immaginario delle donne è un altro discorso.

Il problema principale che è sorto con Steve McCurry è che lui ha costruito una carriera partendo da foto che documentavano il mondo. Tuttavia col tempo e con la celebrità si è spostato sempre di più verso un fotografo creativo e di stampo artistico, cosa che significa che nelle sue foto non c’è un documento, ma una visione di un contesto e di una storia. Steve McCurry ha dichiarato di essere uno “story teller” e non un giornalista e che la persona del suo studio che ha commesso l’errore non lavora più con lui, cosa che non deve scandalizzare perché se lavori per McCurry non puoi essere talmente superficiale da far andare in stampa per una mostra internazionale una foto del genere. Certo, McCurry ha le sue responsabilità perché almeno uno sguardo al lavoro fatto dai suoi collaboratori poteva darlo.

Tutto il clamore quindi è derivato, a mio avviso, dal fatto che in molti si sono sentiti traditi da un fotografo che credevano fosse ancora quello che aveva iniziato con “ragazza afgana” e che invece si era rivelato essere uno che “come gli altri” fotoritocca le sue foto.

Personalmente stimo ancora molto Steve McCurry per il suo lavoro e credo che questa vicenda non gli abbia tolto nulla. Riguardo al fotoritocco, come ho sempre sostenuto, non c’è nulla di male nel rendere una foto più piacevole se non si deve documentare un fatto, purché si sia coerenti con il contesto, il genere e il pubblico.

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