Fotografia UV: andare oltre le basi

Arriva prima o poi per tutti, almeno quelli come me, il momento in cui si vuole sperimentare oltre le basi della luce e sprofondare nei meandri della fisica. Infatti, imparando a conoscere la luce ci si imbatte in termini come “frequenza”, spettro visibile, infrarossi e ultravioletti. La maggior parte delle volte se ne parla senza sapere molto di ciò che si sta dicendo e si fa riferimento a qualche diagramma trovato a caso su internet. Chi comincia a masticare dell’argomento, invece, prova a comprare qualche filtro, per esempio un filtro IR, giusto per accorgersi di non poterlo usare, come leggerà qualche giorno dopo su un forum, il sensore delle fotocamere digitali ha già dei filtri infrarossi e dunque non può catturare quella frequenza (e di conseguenza forse approfondirà scoprendo che non era un filtro IR ma un filtro “passa” IR).

Ok, la smetto con questa tediosa introduzione e passo al sodo. D’altronde tra i propositi di quest’anno avevo quello di essere conciso e dare informazioni brevi e utili. In questo post parlerò di come si può sperimentare con pochi euro un genere fotografico che permetterà di esplorare meglio le magie della luce a livello fisico senza necessariamente dover avere una laurea in ingegneria (io ce l’ho, ma non mi è servita esattamente per questo scopo…).

La foto che ho realizzato per questo articolo è il frutto dell’uso della luce UV, ma non si parla effettivamente di fotografia UV. Infatti, i colori visibili dall’occhio umano rientrano in quello che si chiama spettro visibile e che i sensori e gli schermi cercano di riprodurre quanto più fedelmente possibile. Queste frequenze possono essere viste (e semplificate) come un numerello: più questo numero è basso, più si andrà verso frequenze dei rossi o, per l’appunto, infrarossi; al contrario, più si andrà in alto, più ci si avvicinerà a colori blu e viola, oppure, ultravioletti (UV). La frequenza altro non è che la caratteristica dell’onda energetica (non quella dei super sayan) che rappresenta la radiazione luminosa. Avete presente quando mettiamo la protezione UV per andare al mare? Questa funziona esattamente come un filtro fotografico, cioè blocca delle frequenze e in particolare quelle dannose per la pelle.

Tuttavia, fotografare la luce UV è molto complicato. Servono infatti dei filtri che sono piuttosto costosi perché fatti per ciò che è l’opposto di quello che normalmente si fa e in particolare bloccare la luce visibile. Inoltre non tutti i sensori (o fotocamere) sono in grado di gestire bene delle frequenze luminose che di norma non sarebbero da registrare perché inutili per una foto “normale”. Di conseguenza, poiché si parla di qualcosa di poco ricercato nel mercato, i prezzi salgono parecchio. Si possono comunque trovare ottimi esempi di fotografia UV in giro per il web e spesso sono orientati a svelare le grandi meraviglie di piante e fiori che hanno dei colori e dei disegni che sono invisibili all’occhio umano se non tramite l’uso di luce UV.

L’altra cosa interessante da fare è invece quella di sfruttare i materiali UV reattivi. Infatti in questa foto la modella, Asia Gasparini, ha realizzato un disegno psichedelico usando delle vernici che emettono della luce visibile (brillano) se colpiti da luce UV. Si tratta dello stesso effetto in discoteca quando si passa sotto una luce di Wood. In pratica le vernici sono fatte con fosfori che emettono una frequenza visibile come risultato dell’energia acquisita dai raggi UV (invisibili altrimenti).

In questo modo si riesce a sperimentare qualcosa di alternativo senza dover spendere una fortuna. Infatti queste vernici costano appena qualche euro. Il problema a questo punto è come illuminare il soggetto. Se si tratta di un soggetto immobile allora la potenza della sorgente luminosa non sarà un problema, pertanto si potrà usare una qualsiasi lampadina di Wood. Nel caso di un ritratto, invece, poiché non ci si può permettere di usare tempi di esposizioni troppo lunghi o ISO troppo alte, sarà necessario un flash. Per essere precisi, nel caso di un tempo troppo lungo si avrà un effetto mosso mentre nel caso di sensibilità elevata, la luce ambiente o visibile che comunque colpirà il soggetto (è abbastanza difficile produrre solo luce UV) sarà troppo visibile. Infatti il flash produce normalmente luce che copre tutto lo spettro (o quasi) ed è dunque difficile ottenere un effetto come quello nella foto allegata. Bisogna minimizzare l’emissione di luce visibile e mantenere solo la frequenza UV. Per fare ciò è necessario “modificare” il flash.

Il primo problema è che quasi tutti i flash moderni hanno già incorporato un filtro UV che non fa passare queste frequenze. Questo viene fatto per proteggere gli occhi dei soggetti ritratti dato che altrimenti verrebbero bombardati da frequenze di luce che sono potenzialmente dannose per gli occhi (primo avvertimento, modificare un flash è rischioso e usarne uno senza filtri può danneggiare il soggetto se usato impropriamente).

Per risolvere questo problema è necessario trovare un flash che non sia schermato. Io ho usato un vecchio Metz Mecablitz 45. Rimuovere il frontalino che contiene il filtro UV è facile (basta un cacciavite) abbastanza da non dover rischiare di toccare circuiteria varia.

Il secondo passo è quello di porre davanti al flash un filtro passa UV che blocchi la luce visibile. Ora, a meno di comprare dei pezzi di vetro piuttosto costosi da Alibaba (e sperare che arrivino dalla Cina e vadano bene), spendendo cifre esorbitanti, esiste un modo che permette di ottenere buoni risultati con meno di 10 euro: comprare dei fogli di carta trasparente plastificata e dei “permanent marker” rossi e blu. Per ciascun foglio bisognerà dipingere un lato con il colore rosso e l’altro con il colore blu. I fogli potranno essere ritagliati a forma di frontalino del flash e incollati con un po’ di nastro adesivo. Molti tutorial dicono che bisogna usare un numero X o Y di strati ma la realtà è che tutto dipende dalla potenza del flash, lo spessore e il materiale della carta e i componenti chimici dei colori, dunque io suggerisco di andare per tentativi. Iniziate con 5 o 6 strati e verificate quanta luce visibile e quanti UV riescono a passare (su un soggetto non umano), fino a trovare il giusto bilanciamento che vi permetta di avere un soggetto visibile (a gusto) e una giusta reazione della vernice.

Ovviamente per ottenere risultati interessanti anche da un punto di vista stilistico può essere utile giocare con luce visibile. Nel mio esempio, ho aggiunto un flash dietro le spalle per creare un contorno a luce naturale e modificato il filtro per fare in modo che la luce principale generasse un colorito bluastro che accentuasse i colori accesi e vivaci della vernice UV reattiva.

Per il resto, ottenere dei buoni risultati è solo questione di creatività e gusto! Non mi resta che augurarvi buona luce e divertenti esperimenti di fisica applicata alla fotografia!

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