Fotografia: dipingere con la luce

Firing RonIl termine fotografia significa letteralmente “disegno di luce”. In effetti, una fotografia altro non è che luce che si posa su di un supporto che rappresenta la tela, per esempio una pellicola o un sensore digitale, grazie al quale i colori restano impressi e formano un disegno generalmente molto realistico della scena ripresa. In fondo, non è poi così distante dalla pittura iperrealistica. Quello che è meno immediato da immaginare è che anche in fotografia si possano ottenere dei “dipinti” che concettualmente sono molto vicini alla pittura. Infatti, quel che fa immaginare la pittura e la fotografia come due cose molto lontane è il fatto che nella pittura ci sia una persona che tramite occhio e pennelo dipinge una scena, mentre in fotografia il soggetto è già lì che ci aspetta. Non c’è dubbio che la pittura richieda molta più capacità artistica e manuale rispetto alla fotografia, tuttavia esiste una tecnica nota come “light painting” che ricorda proprio le pennellate di vernice.

Quando una persona vede una foto come quella di questo mini-tutorial, pensa immediatamente che sia un fotoritocco (la classica frase: “è fotoscioppata… sicuro”) o che sia un dipinto iperrealistico. In realtà si tratta di una foto a tutti gli effetti ed è anche un singolo scatto senza particolare post-produzione. In questo articolo cercherò di spiegare passo passo come realizzare una foto di questo tipo.

Innanti tutto cosa è il “light painting”? Come anticipato, si tratta di una tecnica fotografica in cui anziché impostare la fotocamera in modo tale da raccogliere la giusta luce nel minor tempo possibile (ovviamente in proporzione ad apertura, iso e così via), si tenta di utilizzare delle impostazioni che diano come risultato una foto completamente nera (o comunque molto vicina al nero) nel maggior tempo possibile. Ciò che darà forma e colore alla fotografia saranno infatti delle vere e proprie pennellate di luce artificiale.

L‘attrezzatura necessaria per questo tipo di scatti è la seguente: fotocamera qualsiasi, purché si possano regolare tutti i parametri (apertura, iso, etc) e che abbia la capacità di effettuare esposizioni di almeno 30 secondi. Servono anche una torcia e un cavalletto stabile rispetto al peso della fotocamera. Altre cose che possono essere utili sono un foglio di cartoncino nero e un filtro a densità neutrale (meglio se ad intensità variabile).

Il primo passo da effettuare è, come sempre, quello di preparare la composizione. A luci accese, bisogna preparare tutta la scena così come la si immagina per il risultato finale. Chiaramente questa composizione va studiata accuratamente e “bloccata” mettendo la fotocamera sul cavalletto e impostando la messa a fuoco manuale (dopo aver messo a fuoco il soggetto). Questi ultimi due passi sono fondamentali perché l’esposizione sarà lunga, dunque ogni minimo movimento rischierà di creare un effetto mosso poco gradevole, mentre per quanto riguarda la messa a fuoco, poiché si dovrà scattare praticamente al buio, la fotocamera non sarà in grado di mettere a fuoco in automatico e non vi permetterà di scattare.

Una volta preparata la composizione, bisogna effettuare la “prova di oscurità” che servirà per stabilire la condizione di partenza. Per fare ciò bisogna impostare l’apertura del diaframma in modo da ottenere la profondità di campo desiderata, mantenendo le luci accese e usando la modalità di scatto con priorità di apertura. Successivamente, passando alla modalità manuale, si dovranno impostare la sensibilità ISO al minimo possibile e il tempo di esposizione sui 30 secondi. A questo punto è possibile spegnere tutte le luci, chiudere tutte le tapparelle e le finestre, siliconare le feritoie… insomma, rimanere al buio. Facendo uno scatto di prova si potrà osservare il risultato: se la foto sarà tutta nera o quasi, allora le impostazioni sono perfette; se invece fosse già possibile distinguere degli oggetti, allora probabilmente bisognerà intervenire abbassando il tempo di esposizione. Suggerisco comunque di non scendere mai sotto i 20 secondi perché altrimenti non ci sarà il tempo di “dipingere”.

Dopo avere preparato tutte le impostazioni è il momento di scattare. Basterà usare la torcia come fosse un pennello, dipingendo la luce sopra il soggetto in modo da creare l’esposizione desiderata. Ovviamente i primi tentativi potrebbero non dare i risultati sperati ma con un po’ di pratica si riusciranno ad ottenere effetti pittorici e interessanti. Il primo traguardo sarà quello di riuscire a illuminare correttamente la scena come se fosse stata catturata da uno scatto in condizioni di luce ottimali. Quando si sarà diventati capaci di riprodurre tale situazione in maniera abbastanza consistente, allora si potranno aggiungere “gli effetti speciali”.

Nella foto d’esempio, dopo aver curato l’esposizione di base, ho creato l’effetto di un fuoco che dalla bottiglia raggiunge il bicchiere, lasciando una piccola colonnina di fumo che esce dalla composizione. Per realizzare questo effetto ho utilizzato gli ultimi 10 secondi di esposizione coprendo la lampadina tascabile con le dita. Così facendo, noterete che la luce attraverserà la carne creando un effetto rossastro. Agitando opportunamente le dita dietro l’obiettivo, e immaginando di disegnare la scia infiammata, si potrà quindi ottenere l’effetto del fuoco fluttuante. Per il fumo è stato sufficiente aprire leggermente le dita e lasciar trasparire un piccolo raggio di luce bianca che ho fatto scivolare velocemente fuori dalla portata dell’obiettivo. Le cose più difficili da fare, in questa tecnica, sono disegnare con l’immaginazione, creando il giusto effetto, e bilanciare la luce dipinta puntando la torcia direttamente verso la fotocamera con quella usata indirettamente per illuminare la scena.

Una cosa cui bisogna prestare particolare attenzione è il bilanciamento del bianco. Bisogna sempre impostarlo al valore più corretto per la sorgente luminosa principale, cioè quella che verrà usata per creare l’illuminazione ambientale di base. Se per esempio si utilizza una luce molto fredda e intensa, allora potrebbe essere necessario impostare sulla luce fluorescente o sul flash. Le fotocamere più avanzate probabilmente riusciranno a gestire bene la cosa usando il calcolo automatico. Rimane comunque consigliato di non mischiare troppi tipi e colori di luce differenti nello stesso scatto e sicuramente non usarne più di uno per l’esposizione di base dei soggetti.

Il risultato, in ogni caso, parla da sé. Esistono svariate sorgenti luminose che si possono usare a seconda della scena. Si può usare del fuoco, per effetti spettacolari, oppure si possono usare le stelle filanti, quelle che creano scintille, magari legandole a un laccio e facendole roteare rapidamente in varie direzioni. Anche l’uso di flash esterni può essere utile, specialmente se è necessario “congelare” il movimento di un soggetto. Infatti, se si volesse applicare la tecnica del light painting al ritratto, sarebbe sicuramente necessario valutare di utilizzare un lampo di flash almeno sul volto per poter dare definizione sufficiente a non sfocare il soggetto che, per forza di cose, si muoverebbe almeno di qualche millimetro. Esistono anche svariate app che permettono di utilizzare lo schermo dello smartphone come sorgente di luce colorata: in tal modo è possibile creare effetti particolari, riflessi e sfumature intense, che rendono il light painting veramente simile alla pittura.

CitylightsPer concludere, vorrei aggiungere una nota sull’utilità di cartoncino nero e filtro a densità neutrale. Il primo è semplicemente un pezzo di cartone nero, il secondo è un filtro (anche abbastanza economico) che non dovrebbe modificare in alcun modo la luce se non abbassandone l’intensità e dunque lasciando invariati i colori e tutte le altre caratteristiche. Il primo può essere utile se si sta componendo uno scatto in cui non si ha il controllo delle luci: per esempio, fotografare una strada cercando di creare delle scie luminose delle automibili. Se la strada non fosse abbastanza trafficata, si potrebbe mettere il cartoncino nero davanti all’obiettivo per “bloccare” temporaneamente l’esposizione, e lo si potrebbe togliere ad ogni passaggio di automobili o in generale di mezzi che abbiano luci in movimento. Quando si fa uso del cartoncino è però necessario utilizzare un telecomando a distanza e la modalità “bulb” (tempo di scatto continuo fino a che non si rilasci il pulsante). Inoltre può risultare anche più complesso ottenere l’esposizione corretta, a meno che non ci sia un assistente dotato di cronometro che possa avvisarci quando avremo raggiunto la durata desiderata. Il filtro a densità neutrale ha più o meno lo stesso effetto del cartoncino, tuttavia si limita ad attenuare e non a bloccare l’esposizione ma lo fa per tutta la durata dello scatto. Questo filtro è fondamentale in scatti come quello in alto in questa mini-guida, in quanto per ottenere la corretta sfocatura dello sfondo ho dovuto usare un’apertura del diaframma di f/2.8, che avrebbe fatto rapidamente prendere luce all’immagine, tuttavia avevo bisogno di almeno 30 secondi di esposizione. Usando un filtro ND a intensità variabile ho potuto impostare apertura, iso e tempo ai valori desiderati e regolare l’esposizione semplicemente aumentando l’intensità del filtro fino al valore corretto.

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