Fotografare nel buio di un teatro: Heroes of MOMA

Il 26 Giugno 2017 presso il teatro Carcano si è tenuto lo spettacolo di fine anno accademico e diploma per gli allievi del terzo anno delle Accademie Moma (riferimenti alla fine dell’articolo). Chi mi segue sa che non c’è genere fotografico che mi precludo dal praticare ed effettivamente per me è stata la prima volta in un teatro durante uno spettacolo musicale. Sebbene avessi studiato tutto ciò che serve negli anni, metterlo in pratica è un’altra cosa. Con questo articolo voglio quindi condividere la mia esperienza e, dunque, i miei suggerimenti su cosa fotografare, come muoversi e che impostazioni utilizzare.

Per poter capire al meglio quali possano essere le difficoltà, voglio prima raccontare il contesto facendo una breve premessa (quasi una recensione) dello spettacolo: la compagnia di ballerini “U_Nited” e le Accademie Moma hanno messo in scena coreografie che vanno dalla contaminazione di danze e linguaggi che spaziano dalla street dance alle dinamiche e alla danza contemporanea. Tutto quanto è stato guidato da un filo teatrale in cui i ballerini hanno messo in scena una storia avvincente e dimostrato anche tutte le loro capacità di recitazione e interpretazione, fattore non secondario nei professionisti del mondo dello spettacolo. L’evento è durato circa 2 ore e mezza, ma per il fotografo che vuole dedicarsi a raccontare anche il dietro le quinte, l’emozione dei preparativi e tutto ciò che accade al riparo dagli occhi del pubblico, la sessione di scatti può durare anche il doppio.
Lo spettacolo è stato semplicemente mozzafiato. Luci ed effetti speciali, abiti di scena sorprendenti e una quantità di talenti che raramente si vedono tutti insieme su un palco. Non nego che ci sono stati diversi momenti in cui ho letteralmente dimenticato di avere in mano una macchina fotografica e mi sono immerso nello spettacolo. Questo, in effetti, potrebbe anche essere un problema perché si rischia di distrarsi e di perdere lo scatto migliore della serata.
Insomma, si è trattato di uno spettacolo incalzante ed estremamente emozionante, ricco di difficoltà tecniche e che meritava di essere catturato in immagini che rendessero giustizia.
Vorrei dunque iniziare elencando le maggiori difficoltà tecniche che ho incontrato e il modo in cui le ho affrontate, aggiungendo anche quanto l’attrezzatura sia stata importante nel risolvere i problemi rapidamente.
Il primo vero ostacolo è la mancanza di luce. Infatti, sebbene il palco sia a tratti ben illuminato, lo spettacolo si svolge per lo più in luce veramente fievole per un sensore digitale. Un treppiedi non aiuterebbe molto perché comunque i soggetti sono ballerini che eseguono dei movimenti rapidi. In questi casi, non importa che attrezzatura si abbia, qualche foto sarà destinata a venire mossa perché difficilmente si sarà autorizzati a utilizzare dei flash che disturberebbero inevitabilmente lo spettacolo. Il modo migliore per ottenere qualche scatto decente è quello di alzare la sensibilità ISO e aprire il diaframma fino al limite possibile di profondità di campo utile, usando un tempo di scatto non inferiore a 1/60 di secondo con cui catturare dei momenti in cui i ballerini siano leggermente più statici. Per il backstage la situazione cambia perché si avrà sicuramente meno movimento e più luce (e magari si potrà anche usare il flash), per cui ci si troverà in condizioni tecniche meno difficoltose. Chiaramente, dovendo alzare la sensibilità ISO, la fotocamera può fare la differenza. Io ho scattato con una Nikon D750 accompagnata da un Tamron 24-70 f/2.8 stabilizzato e da un Sigma 70-200 f/2.8 anch’esso stabilizzato, a mano libera ma appoggiandomi in punti strategici del teatro. Un sensore full frame sarà sicuramente in grado di sopportare il rumore e la perdita di gamma dinamica meglio di uno più piccolo. Io ho spinto tranquillamente fino a ISO 1250 senza grosse difficoltà.
Un’altra considerazione importante è quanta attrezzatura portare. Muoversi in un teatro, specie se quasi pieno, può essere complicato, quindi è meglio avere poca roba, uno zainetto, il corpo macchina e massimo due obiettivi a portata. Avere troppa roba rischia di rendere i movimenti impacciati o di combinare disastri tirando giù una cassa o il filo di qualche console.
La difficoltà più grande è, forse, quella di farsi coraggio e scattare. Infatti uno spettacolo imponente come quello che hanno messo in scena i ballerini del Moma e un pubblico carichissimo, rischiano di intimidire un fotografo poco spavaldo. Personalmente credo di avere abbastanza faccia tosta ma ho sempre rispettato gli spazi del pubblico evitando che qualcuno avesse da lamentarsi. In alcune situazioni è facile arrivare sotto il palco e fotografare da vicino o addirittura salire accanto alle quinte e avere un punto di vista laterale che nessun altro potrebbe avere, ma bisogna sempre avvisare e mettersi d’accordo con lo staff del teatro.
Per concludere, vorrei fare una considerazione su cosa sia veramente importante fotografare durante uno spettacolo del genere. La fotografia è un modo per narrare una storia e in questo caso i ballerini sono i protagonisti, non soltanto di ciò che metteranno in scena, ma del loro stato d’animo, del modo di vivere l’evento e della loro connessione con il pubblico. Tuttavia c’è una cosa che sicuramente batte tutto il resto ed è la forza che unisce una compagnia che agisce come se fosse un solo corpo e una sola anima. Dunque credo che il compito di un fotografo che si trovi ad avere l’opportunità di raccontare la loro storia non sia solo quello di immortalare le loro doti tecniche e teatrali, ma di mostrare al pubblico che dietro a quegli artisti ci siano dei ragazzi che cooperano, lavorano, si amano e si sostengono, insegnando al mondo probabilmente più di quello che i loro movimenti possano dire al pubblico in sala.

Moma Studios

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