Diritto d’autore: una nota veloce

“Ho trovato le foto cercando sul web, quindi posso usarle per qualunque scopo…”

Quante volte ho sentito o letto questa frase in giro. Per esempio quando si parlava del sito dedicato all’Expo di Milano, verybello, dove a quanto pare quei geni che lo hanno realizzato hanno rubacchiato foto qui e lì e poi hanno aggiunto un disclaimer in cui dicevano di poter usare quelle foto perché reperite liberamente in rete, oppure quando il Corriere ha pubblicato una raccolta di fumetti tematici presi da internet qui e lì, in occasione della tragedia di Charlie Hebdo.

Oggi mi trovavo a discutere, indignato, con un carissimo amico fotografo con il quale di tanto in tanto ci ritroviamo a commentare a 360° sulla fotografia. Purtroppo devo ammettere che l’ignoranza in fatto di diritto d’autore e tutela del lavoro intellettuale è veramente enorme… ed è altrettanto enorme la malizia con cui molti si approfittano della facilità di rubare questi lavori.

Partiamo da un presupposto: se io metto sul web il frutto del mio lavoro intellettuale, quindi una fotografia che io ho realizzato, ciò non significa che chiunque possa prenderla e usarla, men che meno per scopi commerciali (e.g. farsi pubblicità). In pratica se mia moglie mi prepara dei deliziosi muffin alla banana, io li fotografo perché mi piace e ne condivido una foto sul web, questo non autorizza il bar sotto casa a usare quella foto per il suo menù.

“E per scopi non commerciali? Non posso neppure in quel caso?”

Se avessi voluto che chiunque potesse usarla per scopi non commerciali (o anche commerciali), avrei aggiunto la licenza “Creative Commons” con la quale avrei comunque mantenuto il diritto d’autore e la proprietà intellettuale, imponendo tra le altre cose che il mio nome fosse comunque citato nell’attribuzione della proprietà della fotografia.

“Ma non si può in nessun caso?”

Non è che non si può… ma non si può. Se io volessi donare al pubblico dominio il mio lavoro, affinché sia utilizzabile da chiunque in qualunque modo, dovrei essere io a dirlo e dovrei farlo esplicitamente.

“Ma allora perché pubblichi le tue foto? Il web è libero, quindi se ci butti roba dentro…”

Insomma… ci sono anni di legislazione a tal proposito… tomi su tomi… se io ho esposto uno dei miei lavori nessuno può rivendicarne la paternità… è un dato di fatto, fatevene una ragione. Il web è per i fotografi un modo per far vedere il proprio lavoro e procacciarsi dei clienti, se non fossero liberi e tutelati nel farlo ci sarebbe una grave mancanza legislativa. Inoltre anche il testo di un libro (che potrei avere comprato) potrebbe essere a quel punto facilmente “rubabile” e se lo traducessi e lo pubblicassi in un altro paese sarebbe comunque un furto.

“Furto? Dai, non esageriamo…”

Fare soldi, anche non nel senso stretto, con il lavoro di altri e senza neppure condividerne una parte come lo si può chiamare se non rubare? Per la cronaca, se risparmio soldi perché non pago un fotografo che mi realizza un catalogo, sto comunque “facendo soldi”.

Insomma, rubare una foto è come se una persona abitasse al pian terreno e non fosse libero di lasciare la finestra aperta perché altrimenti tutti i suoi oggetti dentro casa sarebbero “facili da prendere” e quindi non sarebbe tutelato dai furti. Non cambia assolutamente nulla.

In questo scenario è ovvio che comunque la vita non è facile per un fotografo nell’era digitale e sebbene la legge lo tuteli non ha molte alternative. Come proteggersi dunque? Innanzi tutto pubblicando solo le foto con le quali non si intende fare direttamente del business, e per il resto, cercando di proteggere le proprie immagini e rivendicarne la paternità in ogni occasione di furto, come suggerito in un mio precedente articolo.

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