Controluce: cos’è e come gestirlo

Happy to see youIl “controluce” si verifica tutte quelle volte in cui si scatta una fotografia guardando più o meno direttamente la fonte di luce principale. Il controluce è spesso usato in modo creativo dai fotografi ma il più delle volte può diventare un fattore difficile da gestire che può rovinare o rendere impossibile fare la foto che si desidera realizzare.

Il primo ostacolo è alcune volte al fotocamera stessa. Infatti, se ci si affida al calcolo automatico dell’esposizione, la fotocamera cercherà di stabilire (o di suggerirci) quale sia la migliore esposizione sulla base di un importante parametro, cioè l’area di esposizione. Supponiamo di voler fotografare lo scorcio cittadino attraverso la finestra in una giornata soleggiata. Quello che accadrà sarà che, componendo l’immagine e provando a mettere a fuoco, la fotocamera calcolerà l’esposizione corretta per la scena esterna, facendo risultare la parte della finestra completamente nera o molto sottoesposta. Questo è normale in quanto la gamma dinamica del sensore, cioè la sua capacità di raccogliere informazioni relative alla scena, non è in grado di fare quello che invece riesce a fare l’occhio umano.

Posto questo dato di fatto, supponiamo di voler mantenere la stessa inquadratura ed esporre correttamente la finestra, lasciando che la città risulti quindi molto sovraesposta o addirittura bruciata. Lasciando scegliere l’esposizione alla fotocamera, ciò che accadrà sarà che non riusciremo a ottenere questo risultato. Per poterlo fare, infatti, è necessario fare si che il calcolo dell’esposizione venga effettuato per la zona più scura. In questo caso esistono vari modi per risolvere il problema: prima di tutto è possibile utilizzare il tasto AE-L che significa “Auto-Exposure Lock”. Questo tasto è utilissimo quando si usa la modalità automatica o semi-automatica (e.g. modo A) per dire alla fotocamera di bloccare il calcolo dell’esposizione alla scena attuale. Tornando allo scatto precedente, sarebbe quindi sufficiente inquadrare la sola zona scura, premere il tasto AE-L, e quindi ricomporre la scena che include la finestra. In questo modo la fotocamera manterrà la stessa esposizione precedente nonostante la forte luce proveniente dalla finestra.

Un altro modo per controllare l’esposizione è quello di utilizzare le aree di esposizione in modo puntuale. In quasi tutte le reflex, infatti, è possibile scegliere su quali aree la fotocamere debba far lavorare l’esposimetro, cioè quel componente che rileva la luminosità della scena e in base ai parametri fissi, calcola tutti gli altri. Normalmente esistono almeno 3 modalità:

  • Scena intera: di solito indicata da un simbolo che vede il riquadro dell’immagine pieno. Questa modalità prende tutta l’immagine e calcola l’esposizione in modo che il totale dell’immagine risulti correttamente esposto. Questo ovviamente può rendere facile fare foto correttamente esposte in maniera automatica nella maggior parte dei casi, ma potrebbe essere fortemente limitante nel caso in cui si voglia invece avere il totale controllo dell’esposizione.
  • Modalità aree centrali: indicata con un punto al centro e un cerchio che lo include, serve per concentrare il calcolo dell’esposizione al centro tenendo però in considerazione le sue zone limitrofe. Questa modalità è molto utile quando si vuole avere un buon controllo ma mantenere ancora molti vantaggi del totale automatismo.
  • Modalità puntuale: indicata da un riquadro e un punto al centro, serve per focalizzare l’esposimetro solo sul punto centrale dell’immagine e permette di avere il massimo controllo dell’esposizione. Per esempio, usata insieme al tasto AE-L, permette di puntare il centro dell’immagine verso l’area esatta dove vogliamo calcolare l’esposizione, bloccarla e poi ricomporre.

Chiaramente se si utilizza la modalità completamente manuale, il tasto AE-L non serve, ma la scelta della modalità per il calcolo dell’esposizione è ancora importantissima perché determinerà il comportamento dell’indicatore di esposizione visibile nel mirino. Per chi non se ne fosse accorto, infatti, guardando dentro il mirino, in basso si può vedere una serie di trattini con a sinistra un segno – e a destra un + (o viceversa, dipende dalla fotocamera), e un trattino che si sposta dal centro verso il meno o il più a seconda dei parametri di apertura e tempo di esposizione scelti. Quell’indicatore rappresenta il risultato del calcolo effettuato dall’esposimetro che ci sta suggerendo, in base alla modalità scelta, se con quei parametri l’immagine sarà sovraesposta (+), correttamente esposta o sottoesposta (-).

Una volta appreso come controllare l’esposizione, il problema non sarebbe comunque risolto. Come si fa a gestire il controluce? In effetti questo dipende molto dal risultato che si vuole ottenere (e più avanti proverò a scrivere qualcosa di più lungo e dettagliato a tal riguardo), tuttavia il modo migliore per gestire il controluce non è spostarsi (perché probabilmente non si avrebbe più la composizione desiderata) ma usare delle luci di compensazione. Per esempio, se si sta fotografando una coppia di sposi con il tramonto alle spalle, sarà necessario puntare su di loro un flash che li colpisca direttamente in modo da illuminare la scena più vicina e compensare così la luminosità dello sfondo. Chiaramente l’esposizione andrà calcolata sulla luce del sole alle spalle del soggetto.

Un altro modo per gestire il controluce (quando si intende avere un’esposizione uniforme nonostante forti contrasti) è quello di usare la modalità HDR. Molte fotocamere moderne hanno già questa modalità inclusa, altre invece possono essere usate insieme a opportuni software a cui bisogna fornire le foto scattate tramite il “braketing”. Quest’ultima è una tecnica secondo cui si effettuano almeno 3 scatti (ma possono essere anche 5 o più) a differenti esposizioni di cui una corretta e bilanciata per tutta l’immagine che faccia da riferimento, e le altre sottoesposte e sovraesposte. La limitazione dell’HDR è dovuta al fatto che si devono fotografare tendenzialmente scene statiche oppure si ha la necessità di poter scattare con tempi di esposizione brevissimi in quanto tale tecnica prevede la fusione di più immagini che quindi, se i soggetti si spostano, potrebbero non risultare uniformi.

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