Casi di studio: Benjamin Von Wong

05/01/2017 Photography 0 Comments

La fotografia è comunicazione. Al giorno d’oggi tutti hanno a disposizione potentissimi mezzi che permettono di comunicare, per esempio, la bellezza di un luogo che si sta visitando, l’allegria di una festa in compagnia o la solitudine in un giorno di pioggia. Questa rivoluzione nel mondo della fotografia, del suo significato nel quotidiano di tutti, ha avuto principalmente due effetti: il primo è stato quello di appiattire sia la qualità che la tipologia di immagini, il secondo è stato quello di rendere tutti, anche chi prima non lo era, molto più sensibili alla comunicazione visiva. Insomma, non è tutto oro quello che luccica, ma non è neppure tutta melma quella che puzza. Molti fotografi lamentano questa enorme diffusione dell’utilizzo del mezzo, inneggiando alla morte della fotografia, quella vera. Io non sono d’accordo. Infatti, ritengo che la fotografia che sia morta sia quella che ha rappresentato il transitorio tra quando la fotografia la si faceva solo per comunicare qualcosa e il momento in cui i fotografi che si basavano esclusivamente sulla tecnica e non sui messaggi si sono trovati sommersi da gente che usava la fotografia senza necessità di comunicare niente di importante. Infatti, quando la fotografia costava tanti soldi (sia per chi la praticava che per chi la comprava), ogni foto aveva un valore e un messaggio. La fotografia non è morta, anzi è a mio avviso divenuta un mezzo ancora più potente per arrivare alle persone. Prendiamo la musica, per esempio. Giuseppe Verdi compose delle opere di fortissimo impatto sociale, eppure erano messaggi per pochi. Se tutti, oggi, potessero avere a disposizione strumenti e conoscenze che rendano più sensibili a ciò che il musicista voleva dire, oggi autori come lui potrebbero comunicare con molte più persone attraverso le proprie opere. La fotografia ha avuto (e sta avendo) esattamente la stessa evoluzione: come oggi è quasi inconcepibile pensare che esistano ancora degli analfabeti, per cui tutti sono tendenzialmente in grado di comprendere un testo scritto. Può essere molto difficile, come un contratto scritto da un avvocato, o molto semplice, come una storiella di fantasia. Insomma, comunicare per immagini è diventato, secondo me, molto più accessibile ai fotografi, quelli che hanno qualcosa da dire.

A tal proposito vorrei portare in esame un caso specifico: un fotografo che seguo e che è per me fonte di continua ispirazione, cioè Benjamin Von Wong. Oltre a essere un fotografo bravissimo, la cui peculiarità è quella di creare immagini surreali che sembrano costruite con Photoshop (ma non lo sono), usa la fotografia come mezzo di comunicazione sociale. I messaggi che lancia sono molto forti e, in una società che adesso è molto più ricettiva nel carpire i messaggi mandati tramite comunicazione visuale, sono anche di maggiore effetto rispetto a quanto avrebbero potuto fare anni fa. Se le sue foto non avessero qualcosa da dire, si perderebbero nel mare di foto che sono qualitativamente dello stesso livello ma che non sono altro (senza nulla togliere al loro valore) che una finestra sulle capacità tecniche di chi le ha realizzate. Trovate un po’ dei suoi lavori nel suo sito e in quelli di varie iniziative, per esempio sull’inquinamento e sul cambiamento climatico.

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