#AmiciDellaFotografia: Nuova intervista a Ivan Spinella

29/04/2020 Photography 0 Comments

Negli ultimi mesi sono stato lontano dal blog, ma chi mi segue sa che non sono stato a girarmi i pollici. Specie sull’account instagram ho pubblicato qualche foto che ha raccontato le mie ultime avventure fotografiche con Ivan Spinella e con artisti di fama internazionale come Baby K, per la quale ho avuto il piacere di essere il fotografo sul palco durante il suo Icona Live Tour (che tra l’altro consiglio vivamente).

Con questa pandemia in corso ho pensto di riportare alla luce qualche argomento per me importante. Un po’ di tempo fa, chiesi a Ivan, allora semplicemente una collaborazione, oggi una persona stimata, un professionista e un amico, di farsi intervistare per la mia rubrica “Amici della fotografia”. Oggi, dopo un tempo ragionevolmente lungo, vorrei provare a dare seguito a quell’intervista con altre 3 domande (più una bonus). Ivan, quando ti intervistai la prima volta, ci raccontasti tantissime cose di te in poche righe. Rispetto a quell’intervista, oggi, cosa è cambiato nella tua vita e cosa invece è rimasto lo stesso?


Questa è una domanda veramente ampia. nel senso: per quel che mi riguarda la mia vita è cambiata in tutto. Ogni giorno nella mia vita cambia tutto perché sono una persona che odia la quotidianità e odia la ripetizione delle cose, quindi cerco sempre qualcosa di nuovo che mi stimoli, e cerco sempre di creare qualcosa perché penso che sia quello che dia lo stimolo alla gente, e in questo caso a me, di andare avanti e di essere comunque in costante ricerca, con tante cose, non soltanto nella danza ma anche nel mio lavoro e quindi riguardante l’ambito artistico.

Cambiano le persone anche, ovviamente. Cambiano le persone che ti circondano, ci sono i punti fermi che poi sono le persone del mio team. Ho cercato e cerco giorno dopo giorno di creare un team, che mi stia vicino e che mi supporti e che creda in quello che faccio e a quello che vorrrei farei, giorno dopo giorno. Così facendo si porta avanti un linguaggio e un pensiero, che non è soltanto di Ivan Spinella, ma è di un team creativo che viaggia insieme nella stessa direzione. E invece cambiano le persone e gli allievi che arrivano che sono in continua evoluzione e che ogni anno ti danno un nuovo stimolo: quello di formare persone con una forte passione, in artisti, in lavoratori e creatori dello Spettacolo.

Penso che quello che non cambi sia il fuoco che ho dentro. Penso che rimanga una mia costante. Anzi, giorno dopo giorno, cerco di farlo ardere sempre di più, perché, io l’ho sempre detto, si questo è un lavoro ma in primis è una passione, e la parola passione si accosta bene con il fuoco e con le fiamme. Sarei stupido e falso a dire che non è un lavoro, perché ovviamente è quello che ci fa vivere, ma quello che cerco di trasmettere ai miei allievi è che “ok, si bisogna vivere con questo lavoro”, ma la passione ti farà vivere questo lavoro in modo diverso. Se tu ragioni da commerciante rimani un commerciante. Se tu ragioni con il cuore e vivi con la passione, arriverai a far sì che questo lavoro diventi il più bello del mondo e non un raggiungimento di quello che può essere il tuo scopo, che è totalmente diverso. Io sosterrò sempre l’allievo che mi dirà che nella sua vita vuole diventare un ballerino, un insegnante, un coreografo. Farò fatica a sostenere chi mi parlerà di guadagno prima di parlare di passione, perché prima di farlo diventare un lavoro devi superare diversi step. E questi step li superi con il sudore, con la passione, con la forza di volontà che io vorrei vedere in tante persone soprattutto nei giovani. Questo è molto importante, quindi cambia tutto giornalmente, ma il punto fermo nella mia vita è la passione che ho per questo mestiere, per questa parola, che unisce tante persone, tanti valori e tantissime emozioni. Arde giorno dopo giorno.

Nei tuoi progetti professionali e personali hai continuato a evolvere e a creare uno stile d’immagine non solo tuo o della scuola, ma una coreografia digitale della presenza di tutti coloro che ti ruotano attorno. Come fai e quanto credi che la fotografia ti abbia aiutato in questo?


La fotografia, come il video, in questo momento, credo siano il messaggio più forte e importante. Mi piace la parola coreografia digitale: assolutamente. Credo che l’impatto che ti dia una fotografia, l’impatto che ti dia un video fatto e strutturato bene con tutte le emozioni che possano contenere in esso e in essa, siano importantissime. Viviamo in un mondo fatto di social che non discrimino, che serve a far vedere le possibilità e la qualità che una persona e una struttura, un accademia o un ballerino, può dare e può avere. Quindi penso che al giorno d’oggi, ed è quello che dico ai miei allievi, un ballerino debba completarsi. Per quanto è fondamentale, se parliamo di 99% di tecnica, di espressività, di energia, di studio, di tutto quello di cui ha bisogno un ballerino, penso ché una percentuale alta la debba avere anche una conoscenza di quello che è la fotografia, la regia, i video e la tecnologia. Spesso si sottovalutano queste cose e si va incontro alla “mediocrità” (passami il termine). Io penso che la qualità faccia la differenza. La qualità nelle piccole cose fa la differenza. Io sono del segno della Vergine per cui di mia indole tendo a non sottovalutare le piccole cose. Chi lo fa, per me, non completa quello che è il suo lavoro e quello che è il suo obiettivo. Quindi ti dico, per quanto mi riguarda, il ballerino di oggi ha bisogno di tante doti che a volte vanno anche al di fuori di quella che è la sala. Parliamo di conoscenza. Quindi, per andare a completarsi, soprattutto se parliamo di mondo del lavoro e anche di “essere commerciale”, perché un ballerino deve essere comunque anche commerciale per sapersi vendere, ha bisogno di conoscenze tecnologiche, sia fotografiche che di video, editing, regia e quanto altro.

Io, nel percorso della U•Pro, come tu sai visto che sei anche uno delle persone che ha contribuito con seminari e non ti chiamo docente perché so che tu non vuoi, quindi ci sono discipline che parlano di social, che parlano di cura dei propri canali web e social, e anche di fotografia e video, quindi è una cosa che io ho messo proprio didatticamente parlando dentro a un programma importante. Instagram, non c’è bisogno di ripeterlo, a oggi per un danzatore è il curriculum.

Sicuramente l’importanza del curriculum cartaceo non svanirà mai. Ma ricordiamo che tante agenzie, tante produzioni, spesso e volentieri tendono a scegliere tramite Instagram. Quindi sottolineo questo per i miei allievi e Instagram deve avere un’importanza, una qualità e una creatività che emerga dalla folla. Ogni persona, ogni mio allievo deve essere diverso in qualcosa. Non devono essere uguali. Ognuno di loro ha una propria personalità. Io li posso aiutare in quello che può essere la partenza, ma poi ovviamente, sotto la mia guida, mi piacerebbe che ognuno di loro crei la sua identità e la sua diversità. Questo per me è molto importante e vedo che tanta gente non sembra capirlo e pensa che io li faccia “a mio pacchetto”, mentre, seppure sia normale che stando vicini a me sicuramente seguiranno le mie idee creative, posso essere certo che ogni mio allievo ha la sua propria creatività e diversità artistica.

Adesso mi concederò una domanda un po’ personale. Da quando collaboro con te, non ho mai visto né da te né dai tuoi ragazzi le tipiche “menate” di chi crede di essere il migliore o di essere arrivato, o peggio vende agli altri di esserlo. Sempre duro lavoro, dedizione e voglia di essere felici in quello che si fa, con le persone con cui lo si fa. Come fai a creare tutto questo e cosa ti spinge a farlo?


Risponderò a questa domanda in maniera breve ma spero concisa. Allora, semplicemente il migliore non esiste. Non c’è un migliore al mondo e chi pensa di essere il migliore ha sbagliato tutto. Anche perché io penso che in questo settore, quello che spesso e volentieri manca alle persone sia l’umiltà. Chi mi conosce sa che sono molto duro e testardo, veramente una persona tosta, soprattutto con i miei allievi e soprattutto nel percorso accademico. Non è facile stare ai miei ritmi ma ovviamente io penso che questo mestiere non sia adatto a tutti. Penso che per far parte di un settore, o comunque un mondo così difficile, devi avere “le così dette”. Per me è stato così e soprattutto chi mi conosce e chi mi ha cresciuto come ballerino, mi ha formato così, mi ha tirato fuori le “così dette”, e questo è quello che mi è rimasto, studiando e lavorando con molte persone. Essere diretto, sia da ballerino, da allievo e ovviamente anche da coreografo, da queste persone mi ha formato così e quello che dico ai miei allievi è che ovviamente devono pensare di raggiungere i loro risultati, di diventare i migliori, ma questo deve essere l’obiettivo. Soprattutto, ti faccio un esempio, se un giorno vinceranno il Juste Debout, vinceranno il World of Dance, saranno i migliori in quel preciso momento, ma non vorrà dire che saranno i migliori sempre. Anche io ho vinto un paio di cose, non sto qui a elencarle, ma non ho mai detto di essere il migliore. Me lo vieta la mia etica. Penso che bisogni lavorare sempre per sé stessi e per cercare di essere e di dare il meglio. Ma dalla mia bocca non uscirà mai che sono il migliore o che i miei allievi sono i migliori. Non è una parola che mi si addice. Io lavoro costantemente con le persone che sono vicino a me, per cercare di dargli il meglio. Ma qual è il meglio? Questa è una cosa bella, perché mi mette ogni giorno nella situazione di cercare costantemente quello che può essere qualcosa in più da dare agli allievi, alla struttura, a chi mi sta accanto, un artista o una produzione, persone con cui lavoro. Questo è molto importante. Per chiudere, quello che cerco di insegnare ai miei allievi è umiltà legata alla professionalità. Questa è la parola, per me, fondamentale. Un’altra parola è sincerità. Perché non c’è bisogno di cambiare o di farsi cambiare per arrivare a determinati risultati. In U•Pro devi essere aperto al cambiamento, perché arrivi dal mondo amatoriale. Il percorso accademico è quello che ti porta a essere un professionista e il professionista ha bisogno di tanti valori. Sicuramente l’umiltà e la professionalità ti contraddistingueranno sempre.

Prima di chiudere, non possiamo non parlare di quello che sta succedendo in questo periodo. Dopo tutte queste settimane di lock down, cosa ti senti di dire?


Assolutamente Carlo. Inutile parlare di quello che potrebbe essere la situazione. Sarei troppo lungo nel parlare di una danza e di artisti lasciati nel dimenticatoio e strutture lasciate anch’esse nel dimenticatoio. Io in questo lock-down, sono stato veramente attivo per stare vicino in primis agli allievi. Ho cercato subito di correre ai ripari, per quanto riguarda il loro percorso, perché non potevo in questo momento lasciarli a sé stessi e ho deciso di creare un programma che si chiama U_Home, dove con gli insegnanti della struttura di U_Pro, abbiamo deciso di fare delle lezioni online tramite Zoom, percorso riservato soltanto agli allievi di U_Pro, dove gli insegnanti cercano di tenere gli allievi vivi e in forma, visto che comunque si era raggiunto un bel livello ed è sarebbe stato un peccato tenerli fermi per tanti mesi. Tanti hanno apprezzato. Il programma sta andando avanti, giorno dopo giorno, con innesti anche di docenti guest che vanno a completare una rosa già molto importante. Invece, per quanto riguarda underground, con tantissimi professionisti, stiamo parlando di 36-40 artisti, abbiamo fatto lezioni online a scopo benefico, in maniera tale che, tramite il nostro lavoro, visto che è un lavoro e tanti se ne dimenticano, siamo riusciti a dare in beneficenza un bel gruzzoletto a due enti importanti in Italia che sicuramente in questo momento avevano bisogno. Lo abbiamo chiamato online charity class, e viste le tante richieste, stiamo mettendo delle open class a disposizione della gente, sempre tramite zoom, sempre tramite insegnanti importanti sia italiani che internazionali. Voglio sottolineare che le lezioni non sono gratuite per dare importanza a quello che è questo momento e per ricordare a tutti il rispetto di una professione che spesso viene sottovalutata. Quindi, anche se con una cifra irrisoria, le lezioni saranno a pagamento e quindi ci tengo a supportare quello che è la danza anche in questo momento, stando vicino alle persone che hanno voglia di danzare. Le lezioni stanno andando bene. La gente ha bisogno di danzare e di sentirsi bene, crescere e sentire gli insegnanti vicino. Questo per me è una bella risposta per Underground, nella speranza che si possa tornare il prima possibile in sala. Sappiamo che non dobbiamo avere fretta perché abbiamo fatto un bel po’ di mesi in lock-down e la fretta potrebbe rendere tutto inutile. Quindi, in sicurezza, dobbiamo farle tornare in sala e farle sentire a proprio agio. Nel momento, l’unico mezzo che abbiamo è l’online, e non ci faremo mancare nulla per far sì che i nostri allievi ci sentano vicini. Per noi è molto importante far sì che la crescita dei nostri ragazzi sia continua e rimanga in moto. Non vogliamo fargli mancare niente e ci stiamo impegnando per far sì che questo succeda. Potrei andare avanti tanto, ma preferisco soffermarmi su quello che è arte e non politica, altrimenti diventerebbe un discorso molto lungo. Questo quello che penso.

Grazie ancora a Ivan per la disponibilità e soprattutto per tutti i momenti d’arte che ci hai regalato insieme a chi ti segue!

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