10 cose che la gente pensa dei fotografi

Al mondo esistono milioni di fotografi, professionisti e non. Ognuno è diverso, ha un suo stile e un suo personale rapporto con la fotografia. Alcuni fotografi praticano la fotografia per guadagnare, altri per divertirsi, altri ancora per sport e così via. Tutte queste cose, unite alla caratteristiche generali della persona, rendono il profilo di un fotografo assolutamente unico. Nonostante tutto, ci sono alcune cose che molti “non fotografi” (ma anche molti “fotografi in erba”) pensa in maniera unanime e unificata dei fotografi… ecco 10 esempi:

1. Con quella macchina fotografica non puoi che fare solo foto spettacolari

Questo è un grande classico. Non si capisce secondo quale logica le persone pensino che la bellezza delle foto sia direttamente proporzionale a quanto la fotocamera sia professionale e costosa. Sarebbe proprio divertente rispondere alle persone che commentano in questo modo durante un servizio fotografico di matrimonio, magari mentre fanno qualche foto con la loro compatta, di scambiarsi la macchina e provare a vedere i risultati finali. Per quanto possa essere vero che la fotocamera reflex professionale abbia moltissimo potenziale in più, credo non abbiano ancora inventato la macchina fotografica che decide da sola la composizione, la prospettiva, la luce, l’attimo in cui scattare, etc…

2. Wow! Che bella foto! Certo, quanto l’hai dovuta ritoccare?

Innanzi tutto distinguiamo. Ritoccare è una cosa, sviluppare è un altra. La rappresentazione JPEG visibile a schermo altro non è che una versione molto lineare di una parte molto piccola delle informazioni che il sensore ha raccolto. Prendere un file Raw e sviluppare la foto significa aggiustare toni, saturazione, rumore, etc. Fare del fotoritocco significa aggiungere o togliere elementi che non erano presenti e cambiare anche radicalmente quello che si vede in una foto (e.g. ingrandire il seno di una modella o renderla più magra). Una bella foto non è sempre fotoritoccata. Anzi, un buon fotografo cerca sempre di ottenere uno scatto bellissimo già senza dover fare particolari regolazioni, tenendo a mente tutte le nozioni tecniche che gli permetteranno di immaginare il risultato finale, una volta sviluppato, grazie alla sua conoscenza della luce e di come funziona il sensore della fotocamera e le lenti che usa.

3.  Si ok, bella foto… ma io avrei potuto fare lo stesso o anche meglio

Ok… possibile… magari anche probabile… allora perché non prendi la tua fotocamera, esci e fai meglio? Se è vero che quando si pubblica una foto ci si espone automaticamente alle critiche (non necessariamente sane e costruttive), questo non significa che chiunque possa esprimere dei giudizi comparativi o dispregiativi senza una buona ragione. Posto che ogni fotografo ha il suo stile e il suo modo di comunicare attraverso le immagini, dire che si possa “fare meglio” in senso assoluto è quanto meno improprio dato che per poter fare “meglio” bisognerebbe avere una scala effettiva e univoca di valutazione di una foto. Ho sentito amici fotografi commentare la foto di un noto fiume, scattata da un fotografo famoso, venduta per milioni di dollari e dire che “io la facevo meglio”. In quei casi, senza disquisire sul mondo dell’arte e dei suoi giri, mi verrebbe da chiedergli come mai allora non siano anche loro ricchi e famosi come quel fotografo li.

4. Un fotografo professionista guadagna un sacco… in fondo deve solo scattare per un paio d’ore…

No. Semplicemente no. Un fotografo, soprattutto professionista, può costare parecchio ma questo non significa che guadagni tanto. Quel “paio d’ore” che ha dedicato a fare il book è solo la minima parte del suo lavoro. Oltre quello ci sono altre cose: tempo speso per pianificare, studiare la location, acquistare l’attrezzatura, studiare le tecniche e le mode attuali per soddisfare il cliente, capire i suoi bisogni, spostarsi, licenze software per elaborare e archiviare in sicurezza tutti i files, ore (e probabilmente notti) spese a fare sviluppo e fotoritocco (eh si… purtroppo la sbavatura di rossetto era in tutte le foto…) etc…. quindi no, non sono un paio d’ore.

5. Ti pubblico le foto, ti do visibilità… dovresti essere tu a pagarmi e ringraziarmi

Questa è una delle più brutte risposte che i fotografi si sentono dare quando arriva il fatidico momento del pagamento. Sembra strano ma è ampiamente diffusa l’idea che il fotografo sia sempre in difetto e sia sempre e comunque grato (soprattutto se professionista) di regalare il proprio tempo e i propri mezzi a chi gentilmente gli concede di farsi fotografare o che userà le sue foto. La cosa della visibilità potrebbe essere vera per un fotografo alle prime armi che pubblica su National Geographic (giusto per esagerare un po’) ma anche in quel caso può andar bene la prima volta… ma non di più. Ve lo immaginate cosa succederebbe se andaste dal ristorante appena aperto, e alla presentazione del conto vi alzaste dicendo: “ah, ti devo anche pagare? Ma io pensavo che ti fosse chiaro che ti darò visibilità scrivendo una ottima recensione su trip advisor… dovresti essermi grato e invitarmi qui di nuovo per mangiare gratis anche la prossima volta”?

6. Ormai i fotografi non servono più, ci sono gli smartphone e poi con una di quelle macchine anche mio fratello può farmi le foto al matrimonio

Questo è tristemente vero. Non nel senso che i fotografi non servono più, ma che alcune delle cose con cui quotidianamente il fotografo poteva guadagnarsi da vivere (per esempio scattare qualche foto per un reportage giornalistico) ormai hanno un pubblico che si “accontenta” di foto di scarsissima qualità pur di avere la notizia il prima possibile e di vedere il risultato in modalità “gossip”, e ciò ha ridotto drasticamente il ricorso da parte di testate giornalistiche e riviste a fotografi professionisti. Per quanto riguarda la seconda parte (quella del matrimonio) è vero che ormai la fotografia è più accessibile e che quindi anche ai matrimoni è sempre più facile che qualcuno come me, con delle competenze e che ha studiato, con in mano la giusta attrezzatura, possa “rubare” il lavoro a un fotografo professionista… ma solo se chi lo chiede è cosciente delle limitazioni di un non professionista che sono insite in questa condizione. Per quelli che invece fanno questa affermazione pensando solo al costo della fotocamera e dimenticandosi di tutto il resto, li rimando al punto 1.

7. Quando c’era la pellicola le foto erano così, come le vedevi a occhio nudo

Potrei scrivere un articolo intero su questo tema… anzi lo farò prossimamente. Quando sento questa affermazione mi chiedo se davvero chi lo dice è così ingenuo da pensare che la pellicola avesse un solo modo per essere sviluppata, che non ci fossero ritocchi e che non esistessero tutte le stesse cose che si fanno oggi? Bene… a questi rispondo che si, esistevano ed erano solo meno accessibili e comunque le “belle foto” di una volta, erano anche loro sviluppate secondo tecniche e stili propri di ogni fotografo, esattamente come oggi. Inoltre il “così come a occhio nudo” non esisterà mai per le fotocamere finché non saranno riusciti a riprodurre il misto di occhio e cervello che è ciò che fa sì che noi vediamo le cose in un certo modo. La fotocamera cattura molta più “realtà” di quella che vede il nostro occhio (o che crede di vedere). Una foto bella così come scattata lo era tanto a pellicola quanto lo può essere oggi in digitale (anche con uno smartphone).

8. Si ok, ma il per fare il fotografo mica serve tanto… io invece ho dovuto studiare anni

Si, infatti si sa che quando uno non ha niente da fare, compra attrezzatura da migliaia di euro e riesce a preparare una galleria degna di Vanity Fair in un paio d’ore. Se chiedi a fotografi come Ferdinando Scianna, Steve McCurry o Mario Testino ti diranno che hanno impiegato pochi giorni a diventare fotografi, che non è costato sacrifici di alcun genere e che hanno imparato a gestire cose come composizione, sviluppo e tutti i parametri dell’esposizione della foto e quelle letterine e numerini strani messi qua e la (f/1.8, 1/125s, ISO200, etc), leggendoli in un paio d’ore su “Photography for dummies”.

9. Mah si… per il mio book un fotografo vale l’altro

Esattamente come dire: “mah si… per il mio buffet del matrimonio un cuoco vale l’altro… non importa se cibo di strada, nouvelle cuisine o piatti tradizionali thailandesi a base di cavallette”. Non esagero. Ogni fotografo, soprattutto tra i professionisti, ha le sue competenze, la sua cultura e il suo stile. Quando si sceglie un fotografo per un evento, un book o un servizio, è raro poter paragonare la selezione alla mera scelta che si fa in un mercato dove conta più di ogni altra cosa la convenienza del prezzo.

10. Beato te che ti pagano per divertirti

Vero. Un fotografo probabilmente ama molto la fotografia ma quando si parla di lavoro si parla di lavoro. Io per esempio sono un ingegnere informatico e amo l’informatica ma questo non significa che tutto quello che faccio in ufficio e per un cliente mi rende felice al punto che lo farei gratis. Tra l’altro, il rapporto tra il costo delle attrezzature, tasse (sia come libero professionista che come ditta) e quello che un fotografo “normale” guadagna non è di certo a suo favore.

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