10 consigli per scattare fotografie macro

La macrofotografia è un genere che affascina tutti (o quasi) quelli che iniziano a fare un po’ più sul serio con una reflex. Si tratta di un tipo di fotografia che difficilmente si riesce a praticare con mezzi diversi da una fotocamera con obiettivi intercambiabili poiché richiede degli strumenti specifici e una manualità più avanzata rispetto a quella di altri generi fotografici. Ad oggi non sono molte le alternative alle reflex per praticare la macrofotografia.

I soggetti preferiti per la macrofotografia sono di solito insetti e piante, ma c’è chi si diletta anche in cose più creative e artistiche come la creazione di paesaggi in miniatura. Ovviamente, la prima problematica con cui ci si scontra quando ci si avvicina al genere è il limite tecnico degli strumenti a propria disposizione. Infatti, per poter mettere a fuoco dei soggetti così piccoli a distanza ravvicinata, non è possibile utilizzare le normali lenti che vengono usate per fotografare paesaggi o soggetti a distanze più elevate. Questo ostacolo è anche quello che fa desistere la maggior parte di coloro che provano a iniziare perché alla prima ricerca per l’acquisto di un obiettivo macro vengono spaventati dal prezzo. In effetti questi obiettivi sono molto specifici e hanno un costo non banale se si desidera avere una buona qualità. Tuttavia esistono vari modi per cominciare con un costo relativamente contenuto.

Innanzi tutto è importante non farsi ingannare dalla miriade di obiettivi che nel nome hanno la dicitura “macro”. Molti obiettivi Sigma e Tamron usano questa parola come strategia di marketing per vendere delle lenti che non sono veramente macro ma che hanno semplicemente la capacità di mettere a fuoco più da vicino rispetto ad altri lenti di pari fascia. Un obiettivo macro, infatti, ha la caratteristica non solo di poter mettere a fuoco a pochi centimetri (o millimetri) di distanza dal soggetto, ma anche di avere un fattore di ingrandimento pari ad almeno 1:1, cioè la proiezione dell’immagine ritratta sul sensore sarà almeno pari alla dimensione reale o addirittura superiore.

Prendiamo per esempio l’obiettivo sigma 70-300 APO DG macro: questo obiettivo (che costa poco più di un centinaio di euro) ha un rapporto di ingrandimento pari a 1:4, cioè l’immagine che viene proiettata sul sensore è 4 volte più piccola del soggetto realmente ritratto. La dicitura macro, dunque, viene apposta solo perché questo obiettivo di qualità medio-scarsa è in grado di mettere a fuoco alla distanza di 90cm circa anche a 300mm che è piuttosto inusuale a quelle lunghezze focali.

I vantaggi dell’usare una lente macro sono molti: innanzi tutto il fattore di ingrandimento farà si che si mantengano dei dettagli che difficilmente si potranno ottenere a parità di condizioni con altre lenti e altri metodi. Inoltre questi obiettivi sono studiati per rendere questo genere più semplice poiché la tecnica per fotografare soggetti così piccoli è molto complessa e spesso più difficile di qualunque altro genere. Basti pensare alla ridottissima profondità di campo, all’impossibilità di usare autofocus per soggetti in movimento come insetti e alla difficoltà nel gestire la luce poiché la piccola distanza tra obiettivo e soggetto potrebbe essere la prima fonte di copertura della luce naturale. Infine, un obiettivo macro è comunque un obiettivo come gli altri, e potrà essere usato anche per foto “normali”.

Detto ciò, la prima considerazione che mi sento di fare è che, se ci si appassiona al genere, allora probabilmente vale la pena di acquistare un obiettivo macro. Se invece lo si pratica solo parzialmente allora è il caso di provare dei metodi alternativi che hanno sicuramente vantaggi e svantaggi ma sicuramente hanno un costo di gran lunga inferiore. Quali sono dunque le alternative economiche? Eccole qui:

Usare lo smartphone: sembra uno scherzo ma non lo è. La natura della fotocamera della maggior parte degli smartphone, per dimensione e tipologia, permette di mettere a fuoco soggetti estremamente vicini. Usare quindi uno smartphone per fotografare insetti di medie e grandi dimensioni o piccoli fiori può dare ottimi risultati. Provare per credere!

L’anello di inversione: senza scendere nei tecnicismi, provate a prendere un obiettivo qualunque, per esempio il kit 18-55, girarlo al contrario e guardare dalla parte esterna verso quella che dovrebbe essere vicina al sensore (girando la levetta dell’apertura del diaframma nel caso di lenti Nikon, in modo da tenerlo tutto aperto). Vi accorgerete di un certo effetto di ingrandimento (oltre che di una messa a fuoco piuttosto corta). Ebbene, usando un apposito anello che ha da una parte l’attacco della baionetta della fotocamera e dall’altro la parte “maschio” di un filtro, potrete agganciare un obiettivo al contrario, usandolo in focus manuale per fare delle stupende foto macro. Si consiglia di usare solo obiettivi a cui non si tiene particolarmente poiché la parte più delicata per gli utilizzi “normali” è esposta all’esterno. Un anello di inversione costa attorno ai 15-20€

The Eye

Sigma 50mm f/1.4 + Kenko Extension Tube 36mm + Nikon D5000 – 1/25 s, f/16, ISO-800

Tubi di estensione: rappresentano probabilmente il miglior compromesso in termini di qualità, risultato e prezzo. Questi tubi non sono altro che dei prolungamenti dell’attacco dell’obiettivo, privi di qualunque lente al suo interno, che molto semplicemente allontanano la lente dal sensore riducendo di fatto la distanza di messa a fuoco. Questi tubi di solito sono venduti in blocchi di 3, ciascuno con un millimetraggio specifico e agganciabili tra di loro per poter ottenere varie combinazioni.

Personalmente trovo che la soluzione dei tubi di estensione sia la migliore per chi, come me, non pratica il genere macro in maniera così estesa. Costano tra i 100 e i 200 euro a seconda della marca e delle caratteristiche. Io uso i Kenko che mi permettono di mantenere la comunicazione elettronica tra la lente e la fotocamera, permettendomi quindi di usare l’autofocus anche quando scatto in macro. Si tratta di un vantaggio relativo perché è utilizzabile solo con soggetti statici e quando si appoggia la fotocamera su di un supporto stabile. Se si fotografa a mano libera è necessario dilettarsi con il fuoco manuale.

I vantaggi dei tubi di estensione sono molti. Oltre ad essere più economici rispetto a una lente macro, permettono di riutilizzare lenti di altissima qualità che normalmente si usano per altri scopi, come un 70-200 f2.8 o un 50mm f1.4. Poiché questi tubi non aggiungono strati di vetro, la qualità dell’immagine non cambia, tuttavia bisogna ricordarsi che all’aumentare della distanza, diminuirà anche la luce e quindi gli stop complessivi. L’abbassamento dell’intensità luminosa catturata dal sensore è un bel problema dato che costringe ad abbassare il tempo di esposizione, rendendo così più difficile “congelare” un insetto in volo, o ad aumentare l’apertura, riducendo drasticamente la già ridottissima profondità di campo, o peggio ancora ad aumentare la sensibilità ISO, perdendo dettagli di gamma dinamica fondamentali per soggetti così piccoli.

Come per tutti gli obiettivi, in base al soggetto e alla condizione si dovrà scegliere la lente corretta. Nel caso dei tubi di estensione è però necessario ricordare che tanto più aumenta la lunghezza focale, quanto più decresce la capacità di ridurre la messa a fuoco. In tutti i casi, l’uso di un tubo di estensione vi impedirà di usare una qualunque lente per mettere a fuoco a distanze superiori a qualche centimetro.

Ecco quindi alcuni consigli per iniziare a fare fotografia macro:

  • Usare la messa a fuoco manuale, regolata su di una distanza fissa, muovendosi fisicamente avanti e indietro per determinare il punto di messa a fuoco corretto.
  • Dotarsi di flash ad anello da posizionare attorno all’obiettivo, in modo da poter illuminare la scena e usare tempi di esposizione molto bassi e aperture focali molto piccole. Ne esistono anche di molto economici e che possono essere utili persino per ritrattistica.
  • Esercitarsi con soggetti statici per prendere dimestichezza con le distanze. Dovendosi muovere mentre si guarda attraverso il mirino ottico si rischia di urtare altri oggetti con la lente o di sbattere la testa da qualche parte.
  • Attaccare due cannucce sotto l’obiettivo e unirle con un po’ di carta stagnola, creando un piccolo riflettore. Impostando la messa a fuoco alla distanza del pezzetto di alluminio sarà possibile non solo illuminare meglio il soggetto riflettendo la luce, ma anche sapere esattamente quando scattare senza bisogno di guardare attraverso il mirino.
  • Imparare a usare un programma di fotoritocco come Gimp, Photoshop (economicamente costoso), PaintShopPro o simili, purché sia possibile utilizzare la tecnica dello “stacking”, necessaria per effettuare il “focus stacking”, cioè una tecnica di post produzione che serve per aumentare la porzione di immagine ben a fuoco e nitida ovviando al problema della profondità di campo.
  • Avere pazienza, poiché gli insetti sono dei soggetti affascinanti ma sono spesso poco collaborativi.
  • Usare delle torce (non a led) per illuminare il soggetto lateralmente, simulando quanto più possibile la luce del sole, magari aggiungendo un gel arancione incollato sulla testa della torcia. Sia lampada che gel costano veramente poco e sono reperibili su siti come ebay, amazon etc.
  • Usare un monopiede, facile da trasportare  utilissimo per stabilizzare rapidamente la fotocamera in scatti a mano libera, senza particolari impedimenti.
  • Vestirsi comodi e con abiti che si possono sporcare e se necessario portarsi dei guanti di lattice usa e getta. Può sembrare banale ma se si va a “caccia” di insetti bisogna aspettarsi di finire in posti non proprio puliti e limpidi.
  • Preferire le prime luci dell’alba se si vogliono fotografare insetti, specialmente nelle zone un po’ umide o dove la mattina è bagnata dalla rugiada. La luce di quelle ore è la migliore per la resa di colori e l’umidità della notte rende più difficile il volo e i movimenti agli insetti.
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